{"id":1079,"date":"2025-06-01T16:55:19","date_gmt":"2025-06-01T16:55:19","guid":{"rendered":"https:\/\/live.iiseinaudiscarpa.edu.it\/yes-site\/?p=1079"},"modified":"2025-06-01T20:13:40","modified_gmt":"2025-06-01T20:13:40","slug":"lo-shell-shock-e-gli-scemi-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/live.iiseinaudiscarpa.edu.it\/yes-site\/index.php\/2025\/06\/01\/lo-shell-shock-e-gli-scemi-di-guerra\/","title":{"rendered":"Lo &#8220;shell shock&#8221; e gli &#8220;scemi di guerra&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In generale, vivere in una guerra significa essere sottoposti costantemente a una situazione di imminente minaccia alla sopravvivenza. Quando un individuo affronta un&#8217;esperienza traumatica come questa, non \u00e8 in grado di ripristinare sensazioni di sicurezza e stabilit\u00e0, generando un persistente senso di allerta, paura e ansia, che nel tempo d\u00e0 vita al trauma.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Nella Prima Guerra Mondiale<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante e dopo la Prima Guerra Mondiale migliaia di soldati furono ricoverati per disturbi mentali. Venivano chiamati gli \u201cscemi di guerra\u201d: tornavano dal fronte con il corpo integro e la psiche distrutta dalla vita in trincea.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Lo &#8220;shell shock&#8221;<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il termine &#8220;shell shock&#8221;, ovvero \u201cshock da bombardamento\u201d, fu utilizzato per la prima volta nel 1915 dallo psicologo Charles Myers sulla rivista medica The Lancet. Myers ipotizzava che le lesioni cerebrali fossero provocate dal frastuono dei bombardamenti oppure dall\u2019avvelenamento da monossido di carbonio. Ma presto fu chiaro che alla base di questi disturbi c\u2019era qualcos\u2019altro, dal momento che i sintomi si manifestavano anche in persone che non si trovavano in prossimit\u00e0 di bombardamenti. Si diffuse anche l\u2019idea che i sintomi riportati dai soldati fossero finzioni, attuate per non tornare in guerra.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"375\" height=\"504\" src=\"https:\/\/live.iiseinaudiscarpa.edu.it\/yes-site\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/charles-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1086\" style=\"width:159px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/live.iiseinaudiscarpa.edu.it\/yes-site\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/charles-3.jpg 375w, https:\/\/live.iiseinaudiscarpa.edu.it\/yes-site\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/charles-3-223x300.jpg 223w\" sizes=\"auto, (max-width: 375px) 100vw, 375px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Charles Samuel Myers<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo sintomo, emerso nei soldati dell\u2019epoca and\u00f2 via via diffondendosi; in breve inizi\u00f2 a presentarsi anche nei soldati della Seconda guerra mondiale e di guerre \u201cminori\u201d, inclusa la guerra di Corea e la guerra del Vietnam.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">I sintomi<\/h2>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:24% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"796\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/live.iiseinaudiscarpa.edu.it\/yes-site\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/War-neuroses._Wellcome_L0023554-796x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1084 size-full\" srcset=\"https:\/\/live.iiseinaudiscarpa.edu.it\/yes-site\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/War-neuroses._Wellcome_L0023554-796x1024.jpg 796w, https:\/\/live.iiseinaudiscarpa.edu.it\/yes-site\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/War-neuroses._Wellcome_L0023554-233x300.jpg 233w, https:\/\/live.iiseinaudiscarpa.edu.it\/yes-site\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/War-neuroses._Wellcome_L0023554-768x988.jpg 768w, https:\/\/live.iiseinaudiscarpa.edu.it\/yes-site\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/War-neuroses._Wellcome_L0023554.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 796px) 100vw, 796px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo shell shock poteva manifestarsi in modalit\u00e0 ed intensit\u00e0 differenti. Coloro che ne erano colpiti erano descritti come \u00abuomini inespressivi, che volgono intorno a s\u00e9 lo sguardo come uccelli chiusi in gabbia\u00bb o che \u00abmangiano quello che capita: cenere, immondizia, terra\u00bb. Per questo la gente prese a chiamarli \u201cscemi di guerra\u201d.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le forme pi\u00f9 comuni di malattie mentali riportate dai soldati riguardavano la perdita della capacit\u00e0 di esprimersi, l\u2019incapacit\u00e0 di sopprimere i ricordi o la rimozione di qualsiasi cosa avesse a che fare con la guerra, la perdita temporanea delle percezioni del mondo esterno e le allucinazioni; inoltre i soldati avevano flashback, incubi, attacchi di panico, ansia, tendenze suicide, aggressivit\u00e0 ingiustificata, depressione, palpitazioni, tremori e paralisi. Vennero portati nei manicomi, dove spesso la terapia consisteva nell\u2019elettroshock.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text has-media-on-the-right is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:auto 29%\"><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima reazione della maggior parte degli eserciti i soldati appartenevano, fu un rifiuto del fenomeno. Questi sintomi venivano attribuiti ad una debolezza, una codardia del soldato che non veniva visto come abbastanza coraggioso da affrontare la guerra.<\/p>\n<\/div><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"744\" height=\"800\" src=\"https:\/\/live.iiseinaudiscarpa.edu.it\/yes-site\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/valenti_2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1085 size-full\" srcset=\"https:\/\/live.iiseinaudiscarpa.edu.it\/yes-site\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/valenti_2.jpg 744w, https:\/\/live.iiseinaudiscarpa.edu.it\/yes-site\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/valenti_2-279x300.jpg 279w\" sizes=\"auto, (max-width: 744px) 100vw, 744px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il trattamento e le cure<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I soldati della Prima Guerra Mondiale venivano curati nella speranza di poter ripristinare il numero massimo di uomini in guerra il pi\u00f9 rapidamente possibile, ma la maggior parte degli uomini entrati in ospedale in stato di shock non fu mai pi\u00f9 in grado di tornare al servizio militare. Se vi era una &#8220;paralisi dei nervi&#8221;, la cura consisteva in massaggi, riposo, dieta appropriata e trattamento con scosse elettriche. Se veniva indicata una fonte psicologica, allora il recupero veniva accelerato con la &#8220;cura parlante&#8221;<sup data-fn=\"8d573aa5-c99a-463e-a26e-929fc7a5ffd4\" class=\"fn\"><a href=\"#8d573aa5-c99a-463e-a26e-929fc7a5ffd4\" id=\"8d573aa5-c99a-463e-a26e-929fc7a5ffd4-link\">1<\/a><\/sup> o l&#8217;ipnosi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il neurologo francese Joseph Babinski nel 1917 attribu\u00ec i sintomi a fenomeni di isteria, disturbo che si riteneva diffuso solo tra le donne (hysteros significa utero, in greco). Sugger\u00ec quindi di curarlo come allora si trattava l\u2019isteria femminile: con l\u2019ipnosi. E in effetti i trattamenti funzionavano: i sintomi scomparivano o si riducevano.&nbsp;<br><\/p>\n\n\n<ol class=\"wp-block-footnotes\"><li id=\"8d573aa5-c99a-463e-a26e-929fc7a5ffd4\">La &#8220;cura parlante&#8221;, o &#8220;talking cure&#8221;, \u00e8 un metodo terapeutico in cui la comunicazione verbale \u00e8 utilizzata per curare disturbi emotivi e della personalit\u00e0. Questo metodo, mira a esplorare i conflitti e le esperienze dell&#8217;individuo attraverso la narrazione e l&#8217;analisi delle emozioni.\u00a0<br> <a href=\"#8d573aa5-c99a-463e-a26e-929fc7a5ffd4-link\" aria-label=\"Salta al riferimento nella nota a pi\u00e8 di pagina 1\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In generale, vivere in una guerra significa essere sottoposti costantemente a una situazione di imminente minaccia alla sopravvivenza. 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