L’avvenimento più importante delle ultime settimane è quello delle proteste che hanno colpito vari Paesi europei, tra cui l’Italia, partendo dalla Francia, e che hanno visto una dura risposta da parte dei governi.

Cause e diffusione del movimento
Mentre le cause delle proteste variano da Paese a Paese, i protagonisti sono in ogni caso i membri della Gen Z, cioè studenti delle superiori, universitari e giovani adulti. Ciò nasce dal fatto che i governi sembrano prestare sempre meno attenzione ai loro bisogni, chiedendo al contempo sacrifici sempre maggiori. In Germania, ad esempio, già da quando l’anno scorso il governo Merz aveva annunciato piani riguardanti il riarmo e un forte aumento della spesa militare, migliaia di giovani sono scesi in piazza contro questa decisione. In Albania, le proteste sono iniziate a maggio dopo che il governo approvato la costruzione di un resort di lusso su un’isola protetta, un progetto riconducibile ad alcuni membri della famiglia Trump. In Francia le proteste hanno un’origine legata ai problemi strutturali della scuola e dell’università, contro cui vari studenti si sono uniti ai loro professori per contestare i tagli alle risorse e la precarizzazione del sistema educativo. In Italia, invece, la motivazione principale è legata al carovita, oltre che alle problematiche dell’istruzione come in Francia. Nel nostro Paese le proteste sono scoppiate a metà ottobre, sulla coda di quelle francesi, con cortei in varie città, mentre al Sud gli autotrasportatori e i contadini scioperano contro il prezzo dei carburanti e i costi di produzione.

Le polemiche sulle violenze
Ciò che i notiziari tradizionali raccontano maggiormente di queste proteste sono le violenze e i danni materiali causati, anche se coloro che saccheggiano i negozi poco hanno a che fare con le persone politicamente motivate che sfilano. È senza dubbio legittimo condannare chi sfrutta cortei e cause condivisibili al solo scopo di provocare disordini o trarne un vantaggio personale, ma bisogna ricordare che queste persone non fanno parte dei movimenti che organizzano i cortei, e che la maggior parte di chi vi partecipa non lo fa con l’idea di causare danni ad altri cittadini. È inoltre diventato virale un video — rilanciato da esponenti del partito di sinistra La France Insoumise — che mostra un uomo della polizia in abiti civili lanciare oggetti durante un corteo. L’episodio ha scatenato forti polemiche, con la sinistra che ha accusato la polizia di utilizzare agenti infiltrati come provocatori, mentre le autorità hanno respinto le accuse. Al di là dei singoli casi contestati, resta aperto il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla narrazione dei disordini. Non è quindi corretto identificare i soli danneggiamenti come elemento caratterizzante delle manifestazioni, ed è importante considerare come le istituzioni tendano talvolta a focalizzarsi sugli episodi di disordine per indebolire le ragioni della protesta.
La risposta delle istituzioni
I governi nazionali hanno risposto con fermezza alle manifestazioni: in Francia il presidente Macron ha ipotizzato il divieto dei raduni a rischio disordini, mentre in Italia Giorgia Meloni ha ribadito che «La risposta dello Stato sarà ferma». Da un lato, l’intervento delle forze dell’ordine si rende necessario per garantire la sicurezza pubblica e prevenire degenerazioni violente; dall’altro, non sono mancate severe polemiche sulle modalità di gestione della piazza. In diversi contesti sono stati denunciati episodi di uso eccessivo della forza: a Milano, ad esempio, gli studenti hanno contestato una carica ritenuta ingiustificata, mentre in un altro episodio ha fatto discutere la denuncia dell’uso di idranti nei pressi di un’ambulanza in servizio. La sfida per le istituzioni resta dunque quella di garantire l’ordine pubblico senza soffocare il dissenso: il rischio è che una risposta focalizzata prevalentemente sulla repressione finisca per accentuare la distanza tra i cittadini e la politica, trascurando l’ascolto di un profondo e reale malcontento.

Fonti:
https://silerenonpossum.com/it/poliziotto-borghese-granata-reims/
https://it.euronews.com/2026/10/18/proteste-in-francia-macron-nessuno-spazio-alla-violenza
