
Negli ultimi anni l’interesse per il mistero è esploso. Thriller, gialli, storie criminali… sono amati da molte persone. Ma c’è un genere che cattura particolarmente l’attenzione: il true crime. Non ci troviamo più di fronte a storie basate su finzione, ma alla realtà. Una realtà inquietante, fatta di indagini, verità nascoste e domande senza risposta.
Per chi come me, ama immergersi in queste storie vere, consiglio due canali YouTube in particolare: ElisaTrueCrime e RottenMango. Entrambi sono disponibili anche come podcast su Spotify ed entrambi sono eccellenti nel raccontare storie di true crime.
Elisa True Crime
ElisaTrueCrime è un canale che ho iniziato a seguire durante la quarantena e sono sempre stata molto presa dal modo in cui le vicende accadute vengono narrate: Elisa narra le storie in modo particolarmente sensibile e riesce sempre a coinvolgermi. Parla di casi che avvengono in tutto il mondo, ma ha trattato anche di diversi casi italiani come ad esempio il famoso caso di Emanuela Orlandi.
Il 22 giugno 1983, Emanuela Orlandi, una ragazza di 15 anni cittadina vaticana, esce dalla scuola di musica in centro a Roma. Poco prima delle 19 chiama casa dicendo che avrebbe fatto tardi: un uomo le aveva proposto un lavoretto di volantinaggio per una sfilata. Ma da quel momento non si hanno più sue notizie.
Nel suo racconto, Elisa ricostruisce i fatti con chiarezza e rispetto, evidenziando le molteplici piste investigative seguite nel corso degli anni: una porta al Vaticano, un’altra alla Banda della Magliana, una terza addirittura ai servizi segreti internazionali e al caso dell’attentato al Papa. Nel 2005, durante una puntata di “Chi l’ha visto?” una telefonata anonima indica la necessità di vedere chi era sepolto nella basilica di Sant’Apollinare per poter risolvere il caso di Emanuela. Il defunto si rivela essere Enrico De Pedis, boss della Banda della Magliana e da lì emergono nuovi sospetti su intrecci tra criminalità, Chiesa e potere.
Nel tempo arrivano testimonianze inquietanti, come quella di Sabrina Minardi, ex di De Pedis, che racconta di Emanuela tenuta prigioniera e poi consegnata a un uomo in abiti religiosi. Il caso viene riaperto nel 2023 su pressione della famiglia. Il sospetto più grande resta: qualcuno dentro al Vaticano sa cosa è successo davvero, ma continua a tacere. Il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, non ha mai smesso di cercare la verità.
Rotten Mango
RottenMango invece è un canale americano dove Stephanie Soo ci racconta storie di crimini che avvengono in tutto il mondo, con molti casi americani e anche coreani, in quanto lei vive ad Atlanta ma è etnicamente sudcoreana. Penso sia un canale molto utile, specialmente per chi vuole migliorare il proprio inglese. Anche Stephanie narra gli eventi con una sensibilità rara, ed è capace di di tenere lo spettatore attaccato allo schermo nonostante a volte i suoi video durino anche più di due ore. Un caso che mi ha particolarmente colpito è stata la storia di Gabby Petito, che ha raccontato in due video recenti.
Gabby Petito era una ragazza di 22 anni, creativa, solare e appassionata di viaggi. Insieme al suo fidanzato, Brian Laundrie, con cui aveva una relazione dal liceo, aveva deciso di intraprendere un viaggio in van per esplorare gli Stati Uniti. L’idea era quella di vivere on the road, a contatto con la natura, e documentare tutto sui social.
Il loro viaggio inizia nel luglio 2021 e inizialmente tutto sembra andare bene: Gabby pubblica contenuti felici, paesaggi mozzafiato, momenti romantici. Ma ben presto iniziano a emergere tensioni.
Il 12 agosto, la polizia ferma la coppia a Moab, nello Utah, dopo una chiamata in cui un testimone racconta di aver visto Laundrie schiaffeggiare Petito. Il video della body cam mostra Gabby molto scossa, in lacrime, mentre Brian appare controllato, quasi distaccato. Alla fine, gli agenti li lasciano andare separandoli per una notte, ma non viene sporta alcuna denuncia.
Dopo quel giorno, Gabby pubblica meno e i post diventano più freddi. L’ultimo messaggio al telefono con sua madre risale al 27 agosto. I familiari di lei cercano di contattare la famiglia di Laundrie, dopo che erano passati diversi giorni senza notizie di Gabby, ma la famiglia di Laundrie li ignora totalmente. L’11 settembre i genitori di Gabby sporgono denuncia, non sapendo che l’1 settembre Brian era già tornato nella propria abitazione in Florida. Nessun membro della famiglia Laundrie proferisce parola con la polizia.
A quel punto, l’attenzione dei media esplode. Tutti parlano del caso: i social diventano una rete di investigatori improvvisati. Brian continua a rifiutarsi di parlare e poi sparisce nel nulla.
Il 19 settembre, nel parco di Grand Teton, in Wyoming, viene ritrovato il corpo di Gabby. È stata strangolata, con segni che indicano un’aggressione violenta. Il 20 ottobre anche Brian viene trovato morto in una riserva naturale. L’autopsia evidenzia che Laundrie si è suicidato con un colpo di pistola alla testa. Insieme al suo corpo sono stati ritrovati uno zaino e un quaderno nel quale confessa l’omicidio di Gabby. In questa confessione lui si dipinge come un eroe, un uomo che ha voluto porre fine alle sofferenze di Gabby in seguito a una caduta che le causava molto dolore. Ma le prove e le modalità della morte raccontano una storia diversa: non di compassione, ma di violenza.
Interessarsi sì, ma sempre con rispetto
Un fenomeno che ho osservato spesso di seguito a questi video è la mancanza di rispetto nei confronti delle persone di cui si parla nel video. Sono diversi i commenti che si lamentano della poca frequenza con cui i video vengono pubblicati, spesso lamentandosi di dover aspettare troppo se si tratta di un caso che necessita di essere trattato in più parti. Si trovano inoltre diversi commenti poco dignitosi nei confronti delle vittime, a volte magari accusate di essersela cercata (specialmente quando si parla di casi di violenza contro le donne). Come ci ricordano sempre le hosts di questi podcast, congetture, chiarimenti o informazioni tecniche sui casi sono apprezzati, in quanto dimostrano il nostro interesse nei confronti di quanto accaduto. Tuttavia evitiamo di considerare questi video come un qualsiasi altro video di intrattenimento: ricordiamoci che le persone di cui si parla sono vittime reali e che probabilmente le famiglie di queste vittime possono vedere gli stessi video che vediamo noi, così come possono vedere anche i commenti che le persone lasciano.
