Oggigiorno i social media sono diventati parte integrante della nostra vita quotidiana. Appena svegli, molti di noi controllano i messaggi su WhatsApp o le nuove storie su
Instagram. Ma se da un lato questi strumenti si rivelano utili per restare in contatto con amici e familiari lontani, dall’altro rischiano di distrarci dai nostri impegni, sia personali che professionali.
Ma quanto è veramente positiva la loro influenza?

Cinque minuti o tre ore? La percezione del tempo si perde.
Capita molto spesso di essere annoiati, avere troppe cose da fare e non avere la minima voglia di fare qualcosa. A quel punto si cerca una distrazione quasi sempre nei social: video su YouTube, shorts su Instagram, brevi filmati su TikTok. Insomma qualsiasi cosa che possa distrarci dai nostri impegni e problemi anche per poco. Magari in buona fede si pensa “Mi distraggo un attimo e poi torno a concentrarmi”. Un video però tira l’altro e ci si ritrova ore dopo senza aver ancora concluso nulla. La fruibilità dei “contenuti verticali”, dovuta alla loro breve durata, del resto, è ciò che causa dipendenza isolandoci dal mondo esterno e facendoci perdere la cognizione del tempo.

Dei modelli irraggiungibili
Questa dipendenza è ciò che alimenta la cosiddetta FOMO (Fear Of Missing Out). Sui social, infatti, le persone che pubblicano contenuti mostrano la loro vita apparentemente meravigliosa: viaggi in mete esotiche, fisici perfetti, feste incredibili. La domanda che ognuno però dovrebbe farsi è: “quanto di quello che vedo è reale?” Oggi, infatti, esistono un’infinità di filtri e metodi che ci permettono di migliorare il nostro aspetto fisico nelle fotografie o nei video, anche ricorrendo all’Intelligenza Artificiale.
Tutto questo crea in molti grandi aspettative, che spingono giovani e anche adulti a non apprezzare pienamente noi stessi e le altre persone ma pure le opportunità e le cose che la vita quotidiana propone. Seguiamo, difatti, modelli irraggiungibili.

Cyberbullismo, un fenomeno molto diffuso.
Immaginiamo di leggere un commento online pieno di insulti e offese gratuite rivolte a una persona che non conosci. Ti sentiresti a disagio, vero? Eppure, quante volte abbiamo sentito parlare di “cyberbullismo”, “leoni da tastiera”, “hate speech” e molto altro? Forse anche troppo, e questo assillo spinge molti di noi a sottovalutare e ignorare quello che in realtà è un problema enorme.
Le esperienze di un utente online sono un obiettivo perfetto per le critiche di chi, nella vita reale, non avrebbe il coraggio di dire nulla. L’anonimato è ciò che spinge i cyberbulli a compiere questo tipo di azioni, senza magari pensare alle conseguenze devastanti che le loro parole possono avere. Per fortuna ci sono molte cose che possiamo fare: non restare indifferenti di fronte a episodi di cyberbullismo o “hate speech”, non alimentare l’odio rispondendo agli insulti con altro odio, non condividere messaggi violenti o discriminatori e supportare le le persone ascoltando le sue preoccupazioni e incoraggiandolo a chiedere aiuto. Nessuno dovrebbe affrontare queste cattiverie gratuite da solo.
Facciamo la nostra parte per contrastare l’odio online e costruire un ambiente digitale più sicuro e rispettoso.

Privacy a rischio.
Per registrarci su un qualunque social (o sito web), la prima cosa che ci viene chiesta sono i nostri dati personali. Partendo da nome e cognome, ci vengono richiesti il nostro indirizzo, l’età, la data di nascita e molti altri dati “sensibili”, come il numero di telefono, l’indirizzo e-mail, gli interessi personali e le opinioni politiche.
Anche ciò che pubblichiamo sui social, come storie, post o video, può diventare pericoloso: non è mai un bene condividere la nostra posizione, la scuola che frequentiamo, quando siamo in vacanza. I nostri dati, infatti, ogni volta che accettiamo i “cookie” (piccoli file di testo che i siti web memorizzano sul nostro computer per tracciare la nostra attività online) vengono utilizzati per mostrarci pubblicità mirate, ma nessuno sa veramente che fine possono fare.
Per proteggerci, quindi, è bene controllare le impostazioni della privacy ed evitare di
condividere troppe informazioni personali.

Troppi stimoli, poca concentrazione.
Anche mentre studiamo e facciamo i compiti, ci capita spesso di usare il telefono per controllare le notifiche. Questo riduce la nostra capacità di concentrazione che, col
tempo, continuerà a diminuire sempre di più.
Un altro motivo di questo calo dell’attenzione sono proprio i contenuti diffusi nei social: i video su TikTok o Instagram, a causa della loro breve durata, non stimolano la nostra capacità di concentrazione ma la riducono, abituando il cervello a ricevere stimoli sempre nuovi. Questo problema può essere risolto riabituando pian piano la mente a non distrarsi, disattivando le notifiche mentre studiamo e facendo delle pause senza utilizzare lo smartphone (per esempio utilizzando la tecnica del Pomodoro). I social media pertanto sono una vera e propria arma a doppio taglio: da un lato, ci distraggono durante i momenti di studio, ci fanno perdere la cognizione del tempo e ci espongono a rischi quali il cyberbullismo e la raccolta di dati personali. Dall’altro lato, ci offrono enormi vantaggi come rimanere connessi con amici e familiari, conoscere nuove culture e scoprire informazioni utili.

Da studenti, è molto facile cadere in questi “circoli viziosi” di procrastinazione e trovarsi all’ultimo minuto a dover recuperare tutto ciò che non abbiamo fatto. Proprio per questo è necessario trovare un equilibrio: utilizzare i social con consapevolezza, evitando di cadere nella dipendenza ma sfruttando al massimo le opportunità che rappresentano. Pertanto, la domanda è: vogliamo essere padroni del nostro tempo e delle nostre scelte sui social media, o rischiamo di diventare schiavi della distrazione e delle false apparenze?

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