Come molti sapranno, il 23 e 24 novembre si sono tenute le elezioni regionali in Veneto, Puglia e Campania. Che cosa ci hanno detto i risultati? In sostanza non è cambiato nulla: il Veneto è rimasto al Centrodestra, con una vittoria schiacciante del leghista Alberto Stefani. Le altre due regioni hanno confermato il Centrosinistra guidate da Antonio Decaro in Puglia e Roberto Fico in Campania.
Quello su cui vorrei soffermarmi però è il dato preoccupante e scoraggiante dell’astensionismo. In Puglia ha votato solo il 41.83% degli aventi diritto; in Campania il 44,10% e in Veneto il 44,65%. In tutte e tre le regioni meno della metà della popolazione ha esercitato il proprio diritto di voto. Ma perché allora la partecipazione elettorale è in continuo calo?
Per provare a rispondere, vorrei partire da alcune riflessioni emerse in una puntata del podcast Wilson di Francesco Costa intitolata “La prima ragione per cui non votiamo non è quella che pensate”. In quell’episodio, Costa distingue due forme di astensionismo: involontario e volontario.
L’astensionismo involontario riguarda chi vorrebbe votare, ma non può per diverse ragioni; mentre quello volontario comprende chi ha scelto in maniera consapevole di non farlo.
Chi sono, dunque, coloro che vorrebbero votare ma non possono? In Italia ci sono circa 2 milioni e 800 anziani che, a causa di difficoltà motorie, faticano a recarsi al proprio seggio e quindi a votare; inoltre, ci sono circa 5 milioni di italiani che studiano o lavorano in posti diversi dal loro luogo di residenza, pari a circa il 10% del corpo elettorale.

Purtroppo, per molti di loro tornare a casa a votare significa dover affrontare viaggi lunghi e sostenere spese che non sempre possono permettersi. Di fronte a questo problema, si potrebbero adottare soluzioni già sperimentate altrove. Ad esempio, in alcuni Paesi si utilizza il voto digitale e in altri è consentita la delega: soluzioni che potrebbero ridurre l’astensionismo, ma che in Italia non sono ancora presenti.
Ma perché l’altra parte della popolazione sceglie consapevolmente di non votare? Per provare a spiegare uno dei molteplici e complessi motivi, vorrei partire da un’affermazione che molti avranno sicuramente già sentito: “Tanto andare a votare è inutile, perché non cambia mai nulla”. Penso che questa frase racchiuda perfettamente l’indifferenza e la rinuncia di una parte del popolo che ha smesso di lottare per un futuro migliore. Per affermare questo, c’è ovviamente una mancanza di fiducia nei confronti dei politici e nelle loro capacità di governare. Ciò porta molti a credere che votare sia completamente inutile.
Eppure, per quanto si possa essere insoddisfatti o delusi, astenersi dal voto non migliorerà la situazione. La democrazia non sarà perfetta, ma resta la migliore forma di governo a nostra disposizione, e funziona solo con la partecipazione attiva di tutti. Votare è un nostro diritto e dovere civico, un potere concreto che abbiamo tra le mani: siamo noi a scegliere chi ci governa, ed è proprio per questo che ogni singolo voto conta.
Di fronte a questi numeri allarmanti, concludo lasciandovi una domanda su cui riflettere: secondo voi, se solo una minoranza della popolazione vota, possiamo ancora parlare di democrazia?
