Camus nacque a Dréan, nell’allora Algeria francese, il 7 novembre del 1913, da una famiglia povera. È celebre per romanzi come Lo straniero e La peste, e per aver ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1957; è inoltre riconosciuto per le sue posizioni critiche verso le maggiori dottrine politiche del 900′ e per i suoi scritti sull’assurdo, che gli portarono l’antipatia dei maggiori autori dell’epoca.

Albert Camus - Biografia - IMDb

PENSIERO E OPERE

Le opere di Camus si rivolgono principalmente verso l’assurdità del mondo, che è la conseguenza diretta del conflitto tra il sentimento umano, costantemente alla ricerca di un senso, e l’impossibilità di trovare una risposta a questa ricerca. Per questo nei suoi libri troviamo dei modelli umani che accettano l’assurdo, ma non con rassegnazione, bensì come spunto per lottare e glorificare la vita, i valori, la morale e l’umanesimo. Tra i suoi scritti principali troviamo Lo straniero, nel quale il protagonista è la rappresentazione dell’assurdo con la sua indifferenza verso gli eventi esterni e l’alienazione dalla società; il processo che subirà e la sua condanna a morte mostrano una chiaro interrogativo sull’esistenza umana oltre che una critica alla pena capitale. Altre opere molto importanti sono La peste, dove Camus promuove l’unità e la solidarietà umana come metodo per combattere il male e l’oppressione che nel libro è rappresentata metaforicamente dalla malattia, oppure Il mito di Sisifo, dove sostiene che l’uomo debba ribellarsi all’assurdo, accettando la mancanza di senso e trovando la propria felicità in essa, concetto che verrà rivisto nell'”uomo in rivolta”.

CRITICHE A CAMUS

Durante il corso della sua vita Camus fu spesso criticato sia per le sue posizioni sugli avvenimenti geopolitici sia per i suoi scritti; questo lo portò spesso a rompere i legami con persone con cui aveva una profonda amicizia. Un famoso caso è quello di Jean-Paul Sartre, critico e scrittore letterario che era amico di Camus e aveva combattuto con lui nella stessa formazione partigiana: la rottura avvenne dopo che Camus rispose a una critica di un collaboratore di Sartre che lo aveva attaccato direttamente. Dopo questo fatto Sartre attaccò Camus per le sue posizioni politiche, accusandolo di ambiguità, e per i suoi scritti, criticando la sua visione del mondo astratta e dedita alla negazione dell’uso della violenza. Altre critiche al suo pensiero arrivavano dagli esistenzialisti, dai surrealisti e dai cattolici; tra questi troviamo André Breton, fondatore del movimento surrealista, che criticò l’uso che Camus faceva della parola “rivolta” accusandolo di averne storpiato il significato.

Making Peace With Violence: Camus in Algeria - The New York Times

Nel mentre, la sua visione politica gli procurava attacchi da molte parti: egli criticava contemporaneamente il capitalismo occidentale, lo stalinismo, il fascismo e il colonialismo, un argomento a cui teneva molto. Infatti, Camus durante la guerra civile Algerina propose una tregua civile sperando che il movimento indipendentista e le milizie francesi fermassero gli attacchi verso i civili; così facendo, però, attirò su di sé le critiche dei coloni francesi, che lo consideravano un traditore, e quelle degli indipendentisti, che attaccavano la sua ambiguità e l'”incapacità” di schierarsi. Questa “ambiguità” lo rese anche obiettivo degli intellettuali francesi (come Sartre ad esempio) che giudicarono la sua posizione come favorevole all’imperialismo e contraria all’indipendenza algerina, e degli scrittori coevi (come Frantz Fanon) che criticarono il suo tentativo di mediare la guerra come un atteggiamento “artistico” e privilegiato . Contemporaneamente a queste dichiarazioni, le sue idee vicine al socialismo e le denunce delle torture da parte dell’esercito francese in Algeria gli procurarono le critiche della destra francese, che lo vedeva come un nemico dello Stato e un traditore della patria.

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