
La bravura scolastica porta all’intelligenza?
La bravura scolastica è davvero sinonimo di intelligenza? Spesso uno studente studioso viene visto come un ragazzo diligente e maturo, etichettando caratteristiche umane complesse attraverso un semplice voto sul registro. Ma la realtà è molto più sfaccettata.
Cosa ci rende davvero intelligenti?
Secondo il filosofo e psicologo tedesco William Stern, “l’intelligenza è la capacità generale di adattare il proprio pensiero di fronte a condizioni e situazioni nuove”. Una persona intelligente, quindi, è in grado di avvicinarsi con elasticità ai problemi e possiede una mentalità aperta alle nuove esperienze. Questa dote non va confusa con la cultura, ovvero quel bagaglio di conoscenze acquisite tramite studio, lettura ed esperienza, cioè un processo volontario e cumulativo in cui ricade la tradizionale bravura scolastica. Una persona può essere molto intelligente ma poco colta e viceversa.

Il peso delle disuguaglianze
Nell’ambiente scolastico non tutti gli studenti hanno le stesse possibilità di ottenere buoni risultati. Ragazzi con situazioni familiari disagiate hanno spesso maggiori difficoltà nell’imparare, così come chi non può permettersi libri, materiale scolastico o ripetizioni. Allo stesso modo, bisogna considerare chiunque soffra di condizioni fisico-mentali difficili che finiscono per assorbire gran parte delle proprie energie.
Le variabili del sistema: tra ingiustizie e preferenze
Ulteriori variabili che influenzano le valutazioni sono le ingiustizie che possono capitare nel quotidiano. Un esempio è il fenomeno della copiatura: quando un voto alto viene ottenuto con l’astuzia invece che con l’impegno, si crea una falsa percezione del merito che può scoraggiare chi invece prova a farcela con le proprie forze. Bisogna poi considerare che il rapporto tra docente e studente non è sempre facile: a volte possono crearsi incomprensioni o mancare quella sintonia necessaria per una valutazione davvero equa. Inoltre, quando un metodo di insegnamento non riesce a coinvolgere la classe, si corre il rischio di etichettare come “poco impegnati” studenti che hanno solo bisogno di un approccio diverso per sbloccarsi.
Oltre il numero: il valore del talento
In conclusione, la resa scolastica di uno studente può dipendere da vari fattori: l’ambiente, la situazione familiare e l’impegno. Ma se un ragazzo fatica a scuola, non è detto che non sia intelligente: potrebbe avere competenze semplicemente diverse da quelle richieste dai programmi ministeriali. L’intelligenza non è solo matematica; può essere artistica, musicale, verbale o emotiva. Esistono molteplici forme di intelligenza che a scuola non trovano sempre spazio. Il voto, di conseguenza, perde il suo valore primario come misura assoluta dell’intelletto di uno studente.
