Cari lettori,
in un’epoca dove i nostri sguardi sono inevitabilmente incollati sugli schermi luminosi e dove le notifiche ci martellano incessantemente senza tregua, c’è ancora qualcuno in grado di catturare l’attenzione senza emettere alcun suono. E’ la Luna, puntuale come il Bianconiglio, osserva con discrezione i nostri passi affrettati e i pensieri lasciati a metà.

La Luna non domanda di essere immortalata ma nonostante ciò finisce sempre nel nostro rullino; non richiede spiegazioni, ma sembra conoscere ogni segreto raccontato lungo il tragitto di una passeggiata serale o mandato via nel messaggio mai eliminato. Mentre cambiamo umori, opinioni, anche identità web, essa rimane lì. È immutabile, elegante e sempre presente.

Forse è proprio questo il suo fascino. In mezzo alla vita rumorosa che frequentiamo, la Luna ci ricorda che non tutte le cose hanno bisogno di messaggi o di esposizione o di spiegazione. Ci sono cose che risplendono semplicemente se le si guardano.

E così, cari lettori, la prossima volta che alzerete gli occhi dal vostro telefono, sappiate che la Luna è già lì ad aspettarvi. E come sempre, vede molto più di quanto lasci intendere.

La leggenda della Luna

Come ben saprete sulla Luna esistono diverse leggende: alcune d’amore, altre di terrore e altre ancora nate solo per creare ammirazione. Ordunque sono qui per presentarvene una: una leggenda cinese che parla di una dea di assoluta bellezza, Chang’e, e di una fedele lepre, Yutu, rifugiatesi sulla Luna:

Tanto tempo fa, quando il cielo e la Terra erano pieni di magia e gli dei camminavano tra gli uomini, c’era una dea di straordinaria bellezza e saggezza chiamata Chang’e. La sua vita era strettamente legata all’elisir dell’immortalità, un dono celeste che permetteva di vivere per sempre, ma che portava con sé grandi responsabilità e un destino inevitabile.

Un giorno, Chang’e bevve l’elisir dell’immortalità e, fuggendo dalle forze che volevano impossessarsene, si innalzò verso il cielo e trovò rifugio sulla Luna. La fedele lepre Yutu la seguì e le fu affidato il ruolo di custode celeste. Visse da quel momento accanto a lei, lavorando incessantemente: con il suo mortaio e il pestello, preparava l’elisir dell’immortalità.. Il suo lavoro era costante, silenzioso, e si dice che ancora oggi, osservando la luna piena, sia possibile scorgere la sua sagoma mentre pesta senza sosta.

Col passare del tempo, i poeti cinesi iniziarono a cantare la bellezza di Chang’e e la dedizione della lepre. Descrivevano come la luna piena riflettesse la luce della dea, mentre Yutu vegliava su di lei, simbolo di virtù, immortalità e devozione. Alcune versioni raccontano che la lepre protegga la luna anche da spiriti maligni, e che le ombre visibili sulla superficie dell’astro siano proprio i segni del suo lavoro, le tracce del mortaio e del pestello che battono incessantemente.

Durante il Festival di metà autunno, gli uomini ricordano questa leggenda offrendo dolci, osservando la luna e raccontando storie della dea e della lepre. La leggenda non parla di sacrificio mortale, come nella versione giapponese, ma di fedeltà e servizio celeste, un esempio eterno di bontà e dedizione. Ogni volta che la luna piena appare luminosa nel cielo, gli uomini vedono la lepre di Giada e sentono il legame tra la Terra e il cielo, tra il mondo umano e quello divino, e ricordano che anche le creature più piccole possono avere un cuore grande quanto l’universo.

Così Yutu continua a vivere sulla luna, immortale e silenziosa, custodendo la dea Chang’e, preparando l’elisir dell’immortalità e ricordando a tutti che la virtù, la generosità e la dedizione sono eterni quanto la luce della luna stessa.

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