Chi siamo davvero? La perdita dell’identità nel mondo odierno — causata in gran parte dalle tecnologie e dai social media — è un tema che la letteratura aveva già anticipato. Uno degli autori che ha saputo farlo con maggiore lucidità fu Luigi Pirandello, punto di partenza fondamentale per le riflessioni che seguono.

In questo articolo analizzerò alcuni elementi cruciali che disegnano il nostro mondo e di cui, spesso, non riusciamo a percepire la portata. Se torniamo indietro di qualche decennio, l’individuo veniva categorizzato in un gruppo sulla base della professione o dei tratti fisici. Oggi quel mondo è completamente cambiato, visto che il concetto di identità si è frantumato e i vecchi parametri — come il mestiere o l’aspetto — non bastano più a definirci. Il vero nodo della questione è la pressione sociale, perché viviamo in una comunità apparentemente pacifica, che però ci impone da secoli un conflitto silenzioso: l’obbligo di recitare un ruolo

Per chi sta studiando Pirandello, sarà chiaro il riferimento: siamo “uno” per noi stessi, “centomila” per gli altri e, alla fine, “nessuno”. Spesso modelliamo la nostra realtà in base al contesto: a scuola siamo diversi rispetto a come siamo a casa o dietro lo schermo di uno smartphone. Questo dimostra quanto poco conosciamo noi stessi. Viviamo nell’ignoto e questo ci spinge a cambiare “maschera” in ogni situazione, creando versioni diverse di noi stessi per ogni feed o profilo.

Questa analisi ci porta a domande cruciali:

  • Se la vita è un flusso continuo e la maschera assegnata dalla società è la causa della distruzione dell’identità, in chi possiamo davvero identificarci?
  • Se ognuno di noi ha una prospettiva diversa, chi definisce la realtà e perché dovremmo accettarne passivamente le regole?

Dobbiamo aprire gli occhi e vedere oltre l’apparenza, senza limitarci al giudizio altrui. Abbiamo il potere di riscrivere il mondo. Pensate all’economia: il denaro ha valore solo perché tutti abbiamo deciso collettivamente di darglielo. Se smettessimo di credere in quel pezzo di carta, l’intero sistema crollerebbe, rivelando che gran parte della nostra realtà si regge su una convenzione invisibile.

Riconoscere che il mondo è una costruzione ci rende più liberi: non siamo obbligati a subire la realtà, ma possiamo iniziare a interpretarla (e progettarla) in modo nuovo.

Autore

Lascia un commento