Nelle scorse settimane, nel plesso dell’IPSIA Scarpa, si è tenuto un confronto inedito che ha trasformato l’aula magna in uno spazio di dialogo aperto. Nell’ambito del progetto su Bullismo e Cyberbullismo, si sono seduti allo stesso tavolo monsignor Antonio Genovese, parroco del Duomo di Montebelluna e di Guarda, e l’imam Sallahdine Mourchid dell’associazione Attawasol. Moderati dal prof. Salvatore, dopo il saluto del Dirigente scolastico Massimo Ballon, i due ospiti hanno parlato a noi studenti in un momento quasi simbolico, vista la coincidenza quest’anno tra Quaresima e Ramadan.
Il punto di vista di Don Antonio e il valore delle differenze
Don Antonio ha parlato con la spontaneità di chi vive il mondo dei giovani da una vita. Il suo messaggio è stato una sfida aperta ai luoghi comuni: la diversità non è un muro, ma un’opportunità per crescere. “Le diverse fedi non ci allontanano, ma ci rendono più completi”, ha spiegato, ricordando che la convivenza si basa sulla regola di fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. Il parroco ha sottolineato, inoltre, come nel nostro quotidiano — tra sport, GREST e tempo libero — centinaia di ragazzi di ogni cultura convivano già con naturalezza, anche se queste storie positive fanno meno notizia degli episodi di bullismo. Il suo è stato un invito a guardare con occhi nuovi la realtà positiva che già costruiamo ogni giorno.

Il punto di vista di Sallahdine e la forza dell’autocontrollo
L’imam Sallahdine ha scelto un approccio altrettanto concreto, descrivendo il Ramadan come una vera “palestra” della forza di volontà. “Per trenta giorni ti alleni: chi è il padrone delle tue azioni? Tu o i tuoi impulsi?” ha chiesto ai ragazzi, portando il discorso su un piano universale. Saper gestire le proprie reazioni è la prima vera difesa contro la violenza, ha detto l’imam. Il rispetto nasce proprio dalla capacità di fermarsi un attimo prima di offendere. Ha ricordato quindi che frequentare la scuola è anche un modo per onorare la fiducia dei nostri genitori; non si tratta solo di studiare, ma di imparare a stare insieme con lealtà. Per Sallahdine, il dialogo è la forma più alta di dignità e rispetto che diamo a noi stessi.

Oltre l’aula magna
A unire i due interventi è stata la convinzione che il dialogo non sia un concetto astratto, ma una pratica quotidiana. L’incontro si è concluso non con una lezione, ma con l’invito a osservare con occhio critico il nostro modo di stare insieme. Resta l’immagine di due mondi che si parlano con naturalezza, suggerendo che il rispetto reciproco parta proprio dalla curiosità di conoscersi, dentro e fuori la scuola.
