
Musica e violenza
La musica costituisce da secoli una parte integrante della nostra quotidianità, ma solo negli ultimi anni si è iniziato a pensare che l’ascolto di una canzone possa essere “un’arma a doppio taglio”. In particolare, notata la sempre più diffusa violenza tra i giovani, soprattutto nei confronti di donne e ragazze, ci si è spinti a credere che, in parte, il problema sia determinato dal nuovo genere musicale più diffuso tra gli adolescenti: la trap.
Cos’è la trap
La trap è un sottogenere della musica hip-hop, nata negli Stati Uniti verso la fine degli anni novanta. Questo genere è caratterizzato da testi ritmati da musica elettronica particolarmente sincopata.
I temi più ricorrenti sono la criminalità, la vita di strada e il disagio che essa comporta, la povertà, il sesso, le donne e la droga.
La musica ci influenza emotivamente?
Secondo un recente studio dell’Università di Padova musica e generazione di emozioni possono essere messe in relazione tramite meccanismi cognitivi, fisiologici e percettivi. Nello specifico si fa riferimento ad uno studio condotto nel 2001 da Scherer e Zentner (psicologi e ricercatori), grazie al quale sono stati individuati cinque componenti principali che influenzerebbero la risposta emotiva alla musica:
-Aspetti strutturali (ritmo, armonia, melodia e timbro)
-Modulazione fisiologica (capacità del corpo di regolare e adattare automaticamente le proprie funzioni in base alla situazione in cui ci troviamo)
-Processi cognitivi (attività mentali che il nostro cervello compie per capire, pensare, ricordare, imparare e prendere decisioni)
-Fattori individuali (differenze individuali che portano ognuno di noi a percepire la musica in maniera differente)
-Contesto e intenzioni dell’ascoltatore
Musica o mentalità sbagliata?
Personalmente non sono d’accordo con le persone convinte che la violenza nasca, anche se solo in parte, dalla musica trap.
Sono consapevole dei pareri discordanti sull’argomento: in diversi sostengono infatti che la musica trap sia un’influenza negativa per molti miei coetanei, i quali, spesso, per sentirsi accettati dalla massa si lasciano trasportare dal fascino dell’emulazione.
Anche gli autori dei testi vengono spesso criticati per la poca consapevolezza del peso che le proprie parole hanno, nonostante venga loro concessa libertà di espressione, permettendo che la diffusione di queste canzoni sia oggetto di propaganda a favore della violenza.
Chiaramente alcuni giovani sono più facilmente influenzabili di altri, ma il problema alla base è molto più profondo. Se dei ragazzi così giovani arrivano a compiere determinati gesti, la causa non è certo la musica che ascoltano, ma la mentalità che sta alla base, imposta da una società ancora maschilista nel profondo.
La voce degli artisti: oltre la musica
I testi ascoltati da noi giovani, per quanto in molti non se ne rendano conto, trattano argomenti di attualità, situazioni che in alcuni casi sono state vissute anche in prima persona dagli autori. Nonostante le esperienze e gli scenari raccontati nelle loro canzoni, non è affatto sottinteso che gli artisti siano d’accordo con ciò che riportano i loro testi; al contrario, diversi di loro si sono fatti sentire, esprimendo disappunto in merito alla violenza, soprattutto in riferimento all’omicidio di Giulia Cecchettin o ad altri recenti femminicidi.
Tra questi troviamo Niky Savage, che si definisce stanco di essere associato e incolpato della violenza fatta sulle giovani donne rimaste vittime del femminicidio, inviando un messaggio di rispetto nei confronti delle loro famiglie.
La rivista Esse (punto di riferimento per la musica hip hop, in particolare rap e trap) chiede invece che venga fatto un esame di coscienza generale come società, piuttosto che continuare a dare la colpa alla trap. Perché, se tutto ciò che vediamo e sentiamo portasse automaticamente all’imitazione, dovremmo vietare anche ai bambini di ricreare con le bambole e nei giochi di gruppo le storie che vedono nei cartoni o leggono nei libri.
Luchè afferma inoltre che la figura della donna è da sempre vista come un oggetto nelle fantasie degli italiani, fin dalla televisione degli anni ‘80, e che fino ad ora è sembrato che per nessuno fosse un problema.
In effetti gli episodi violenti, tra i ragazzi e nei confronti delle donne, sono un fenomeno presente da molto prima della nascita della trap. Perfino ai tempi del rock veniva data la colpa alla musica per giustificare le gesta atroci compiute dall’uomo. Come nel caso di Charles Manson, uno dei più famosi, che dalle canzoni dei Beatles “prese ispirazione” per i suoi omicidi.
Non è mai venuto in mente a nessuno che, forse, il problema non sia la musica in sé, ma l’idea ancora presente nella società odierna di una donna oggettificata e priva di valore? Cambierebbe qualcosa se invece della trap il genere musicale più ascoltato fosse la musica classica? Sicuramente si troverebbe qualcos’altro da incolpare pur di non farsi un esame di coscienza e rendersi conto che, effettivamente, il problema non è la musica, ma noi esseri umani, con le nostre idee che, per quanto sbagliate, sono e rimarranno impresse ancora per molto all’interno della società.
