
Quando l’educazione oltrepassa i confini dell’aula per abbracciare l’intera comunità, nascono esperienze che cambiano davvero la vita. È quello che è accaduto con “Relazionarsi col diverso”, il progetto che ha saputo coinvolgere alcune centinaia di ragazzi delle terze classi del nostro Istituto in un percorso di crescita umana e sociale senza precedenti.
La forza di un’idea che funziona
Nato dalla collaborazione con il Circolo ACLI di Cornuda, questa iniziativa ha dimostrato nel tempo di essere molto più di una semplice attività didattica. Si tratta di un vero e proprio laboratorio di cittadinanza attiva, dove teoria e pratica si fondono per creare momenti di autentico apprendimento.
Nato dalla collaborazione con il Circolo ACLI di Cornuda, questa iniziativa ha dimostrato nel tempo di essere molto più di una semplice attività didattica. Si tratta di un vero e proprio laboratorio di cittadinanza attiva, dove teoria e pratica si fondono per creare momenti di autentico apprendimento.
Un contributo importante è arrivato da tutti gli insegnanti dei vari Consigli di Classe e in particolare dalle docenti di Religione Cattolica, che hanno coordinato con cura l’intero percorso formativo. Il loro impegno nel seguire ogni fase del progetto, dall’organizzazione alla realizzazione, ha contribuito a creare un’esperienza significativa per tutti i partecipanti.
Un percorso in tre tappe

L’iniziativa si sviluppa attraverso tre momenti distinti, ognuno con la sua specifica funzione educativa:
Prima tappa: costruire le basi
Durante due ore di lezione, i ragazzi vengono introdotti al mondo della disabilità attraverso un approccio informativo ma anche emotivo. Gianpiero de Bortoli delle ACLI di Cornuda, e fino ad alcuni anni fa insegnante di Reliogione Cattolica per diversi decenni all’Einaudi Scarpa, racconta come questa fase serva a “preparare il terreno”: si presentano le diverse tipologie di disabilità, si raccontano le storie dei centri che ospiteranno gli studenti e si forniscono tutti gli strumenti pratici necessari. L’elemento interessante è che sono gli stessi rappresentanti di classe a gestire la distribuzione degli studenti nei vari centri, favorendo scelte consapevoli e motivate.
Seconda tappa: l’immersione nella realtà
Il momento clou arriva con la giornata trascorsa nei centri specializzati: C.E.R.D., C.E.O.D. e C.L.G. diventano aule a cielo aperto dove i nostri studenti si trasformano da spettatori a protagonisti. “Non si limitano a guardare”, sottolinea De Bortoli, “ma mettono le mani in pasta, collaborano con gli operatori, interagiscono con gli utenti”.
È un’esperienza totale che permette di toccare con mano realtà spesso lontane dalla loro quotidianità. Il fatto che le famiglie si facciano carico del trasporto, mentre i Centri offrano gratuitamente il pranzo dimostra quanto sia sentita questa collaborazione territoriale.
Terza tappa: elaborare e condividere
Il ritorno in classe non segna la fine, ma l’inizio di una nuova fase, quella della riflessione condivisa. Un’ora dedicata al confronto e alla compilazione di questionari che servono non solo a valutare l’esperienza, ma anche a migliorare le future edizioni del progetto.
Numeri che parlano chiaro
L’entusiasmo dei partecipanti si misura attraverso dati concreti: quasi 9 studenti su 10 valutano l’esperienza in modo estremamente positivo. Le criticità segnalate sono praticamente inesistenti, mentre tutti – proprio tutti – i ragazzi coinvolti suggeriscono di riproporre l’iniziativa alle prossime terze classi.
Guardando avanti
“Relazionarsi col diverso” ha dimostrato una verità fondamentale: l’incontro diretto con la diversità è la strada maestra per sviluppare empatia e spirito di inclusione. L’augurio di tutti – organizzatori, docenti e studenti – è che questo progetto possa allargarsi sempre di più, coinvolgendo un numero crescente di giovani. Perché quando la scuola riesce a formare non solo la mente ma anche il cuore, ha davvero centrato il suo obiettivo più importante.
