Tutti i bambini nascono artisti. Il problema è rimanere artisti mentre cresciamo. Ci credo appassionatamente, che non diventiamo creativi, ma perdiamo la nostra creatività. O meglio, l’educazione che riceviamo ce la toglie. (Pablo Picasso)

Il dilemma scolastico

Sui banchi di scuola si consuma un paradosso: studiamo per superare un esame, non per comprendere il mondo. Non è un’opinione, ma un fatto supportato dai numeri.1 Le indagini internazionali, come l’OCSE-PISA 2022, mostrano un quadro allarmante: quasi uno studente italiano su tre non raggiunge le competenze minime in matematica, e uno su quattro fatica a comprendere un testo scritto in modo critico. Anche i dati nazionali INVALSI confermano che, al termine delle superiori, la metà degli studenti non ha competenze adeguate in matematica. Questi non sono solo numeri; sono la prova che tredici anni di istruzione obbligatoria spesso falliscono l’obiettivo primario: fornire strumenti per la vita. La valutazione si trasforma in una sentenza a breve termine, anziché in uno strumento per misurare una crescita reale. Lo studente impara a “giocare il gioco” della scuola, ma non acquisisce competenze durature.

Il ciclo Impara-Ripeti-Dimentica: Una fabbrica di insicurezze.

Dal mio punto di vista il metodo di studio su cui si basa il sistema scolastico è , principalmente , inefficiente: si punta troppo a imparare a memoria. Questo significa che spesso gli studenti non riescono a riflettere e in seguito alla verifica finiscono per dimenticare quello che è stato appreso. Ecco perché ritengo che bisogna ripensare a questo approccio.

Programmi obsoleti per un mondo che non esiste più

Uno dei più grandi colpevoli è la struttura dei nostri programmi scolastici. Mentre il mondo fuori dalle aule corre verso l’intelligenza artificiale e la globalizzazione, i nostri piani di studio sembrano spesso ancorati a un passato che non esiste più, sovraccaricando gli studenti di nozioni che raramente troveranno applicazione pratica. Le materie vengono insegnate a compartimenti stagni, impedendo agli studenti di cogliere le connessioni. La realtà, però, non è divisa in materie. Affrontare un problema complesso richiede di saper collegare ambiti diversi, una capacità che la nostra scuola, con la sua rigida separazione tra discipline, non incoraggia a sufficienza. Il risultato di questa disconnessione è drammatico. L’Italia detiene il triste primato europeo per numero di NEET (Not in Education, Employment, or Training), con una percentuale che nel 2024 si attesta al 15,2% dei giovani tra 15 e 29 anni, ben al di sopra della media UE dell’11,2%. Questi ragazzi, persi in un limbo di inattività, sono il sintomo più evidente di un sistema che non riesce a creare un ponte solido tra l’istruzione e il futuro.2

Una proposta concreta: insegnare a pensare, non solo a sapere

È necessario immaginare una scuola diversa, più giusta ed efficace. La soluzione non è “studiare di meno”, ma “studiare meglio”, spostando il focus dalla quantità di nozioni alla qualità delle competenze. Ecco alcune proposte:

1.  Apprendimento Basato sui Progetti (Project-Based Learning): Invece di memorizzare capitoli, gli studenti dovrebbero lavorare su problemi reali. Immaginiamo una classe che, invece di studiare la Rivoluzione Industriale, debba creare un podcast che ne spieghi l’impatto sulla società odierna. Questo approccio costringe a ricercare, collaborare e sviluppare pensiero critico, facilitando la comprensione degli argomenti e, di conseguenza, la memorizzazione a lungo termine. 

2.  Introdurre le Competenze per la Vita: l’Unione Europea da anni insiste sull’importanza di competenze chiave come il “problem solving”, la “comunicazione efficace” e lo “spirito di iniziativa”. È ora di dedicare ore strutturate a public speaking, educazione finanziaria e intelligenza emotiva. Saper gestire le proprie finanze o presentare un’idea in pubblico è tanto fondamentale quanto conoscere le leggi della fisica.

3.  Una Valutazione che Aiuta a Crescere: l’errore non dovrebbe essere un fallimento da punire con un’insufficienza, ma un’opportunità di apprendimento. Serve una valutazione “formativa”, basata su feedback costanti che aiutino lo studente a capire dove migliorare, trasformando il voto da giudizio finale a strumento di dialogo.

Continuare a difendere un sistema che produce lacune e demotivazione è un lusso che non possiamo più permetterci. Formare menti critiche, creative e flessibili non è un’utopia, ma una necessità per affrontare le sfide di un futuro sempre più complesso. Riformare la scuola significa investire sulle persone, non solo sui programmi. È una sfida difficile, ma è la più importante che abbiamo di fronte, perché in gioco c’è il futuro del nostro Paese.

  1. https://www.scuola7.it/2023/363/risultati-dellindagine-ocse-pisa-2022/ ↩︎
  2. https://www.alessandrorosina.it/rassegna-stampa/oltre-2-milioni-di-neet-nel-2024-in-italia-il-record-dopo-la-romania-di-giovani-che-non-lavorano-ne-studiano/ ↩︎

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