
Il 10 dicembre all’InfiniteArea ho avuto l’occasione di assistere con la scuola a una presentazione sull’intelligenza artificiale: AI NextGen.
Tre relatori hanno trattato cybersicurezza, programmazione (coder, virtual coder) e uso dell’IA nella vita quotidiana. Ogni tema è stato spiegato con chiarezza, aiutando gli studenti a comprendere il futuro che ci attende. Di seguito riporto dubbi e perplessità emerse dalle mie riflessioni personali.
Alcune considerazioni
È stata un’esperienza da ripetere: ben organizzata, dinamica e interattiva. Grazie a questi interventi ho riflettuto sull’era digitale e mi sono posta diversi interrogativi sul mio futuro e su come affrontare questa nuova realtà. Propongo qui di seguito alcune mie riflessioni:
L’essere umano può competere con l’intelligenza artificiale?
Sì, finché non diventeremo troppo pigri per usare il nostro cervello. Non mi stupirei se accadesse, visto quanto le persone siano ossessionate dall’usare l’IA anche per domande banali.
Quali conoscenze servono davvero per non essere schiacciati nel mondo del lavoro?
Prima di tutto, l’emotività resta insostituibile. Noi possiamo pensare in modo creativo, a differenza dell’IA che segue prompt fissi e produce spesso risposte simili. Tuttavia non basta. Già oggi nel settore manifatturiero si registrano tagli al personale causati dall’introduzione di robot.

Vale ancora la pena studiare nelle scuole tradizionali?
Certamente. Non possiamo fidarci ciecamente delle informazioni fornite dalle macchine.
Come può uno studente italiano stare al passo con le innovazioni se la scuola propone argomenti vecchi e tradizionali?
Sono aspetti su cui riflettere molto, perché stiamo già vivendo il futuro. Va affrontato con consapevolezza: non possiamo ignorare questo cambiamento radicale. Basta chiudere gli occhi due secondi: stanno già sviluppando tecnologie di altissimo livello. Dobbiamo aggiornarci ogni giorno per rimanere al passo. Grazie ad AI NextGen, l’organizzatrice dell’evento, ho acquisito maggior consapevolezza. Ritengo che queste attività scolastiche vadano promosse, perché ci permettono di stare in contatto con figure già inserite nel mondo del lavoro.
Personalmente, la mia più grande paura riguarda gli effetti sull’economia nei prossimi anni. Quando i posti di lavoro verranno tagliati e le persone non riusciranno a inserirsi in questa nuova dimensione, cosa succederà?
Temo lo sfociare di una rivoluzione per abbattere questa realtà. Il mondo non è pronto. Stiamo già vivendo una crisi economica aggravata da guerre, instabilità sociale e molti altri fattori. Questo disagio aumenterà nel tempo. Intanto rimaniamo a guardare, perché non sappiamo cosa ci riserva il domani.
Vorrei spronare chiunque a essere curioso e a tenersi aggiornato, anche grazie ai nuovi strumenti digitali. Il mondo del lavoro che troveremo uscendo da scuola sarà completamente diverso da quello che ci hanno insegnato. D’altronde, come disse uno dei relatori:
“Dobbiamo essere gli imprenditori di noi stessi.”
Lavoriamo sul nostro futuro, continuiamo a usare la testa finché possiamo.

