Le cause
Con guerra del Congo si fa riferimento ad una serie di conflitti iniziati negli anni ’90 che hanno cause molteplici e strettamente collegate, tra le quali prevalgono le ricchezze minerarie di cui dispone il Paese, in particolare la regione del Nord Kivu. Si tratta non solo di uranio, oro e diamanti, ma soprattutto di coltan (columbite e tantalite), indispensabile per il funzionamento di telefoni gsm, computer e per la componentistica aeronautica. Tali ricchezze vengono saccheggiate dai seguaci di Nkunda (ex generale dell’Esercito della Repubblica Democratica del Congo) e trasportate in Ruanda, da dove vengono poi esportate verso il mondo occidentale, con un giro di affari di milioni di dollari.
Accanto alle motivazioni di carattere economico troviamo quelle riguardanti etnie e nazionalità, che a loro volta si sovrappongono al problema dell’integrità territoriale costantemente minacciata dai paesi confinanti che ambiscono allo sfruttamento delle ricchezze del Congo.

I conflitti: la prima guerra del Congo
Il Congo fu vittima di una dura guerra civile tra il 1996 e il 2003 che si è rapidamente trasformata in un conflitto tra stati combattuto sul territorio congolese e non solo. Successivamente alla guerra scoppiata in Ruanda per cause etniche, le milizie hutu utilizzarono come basi per i propri attacchi contro il governo tutsi i campi profughi nello Zaire (antica Repubblica del Congo) orientale, dove erano riparati circa tra i 700.000 e il milione di Hutu. Nell’ottobre 1996 le truppe ruandesi entrarono in Zaire facendo iniziare la prima guerra del Congo. L’esercito ruandese appoggiò le milizie dell’Alliance des forces démocratiques pour la libération du Congo-Zaire (Afdl), appoggiata dai tutsi ruandesi e guidata da Laurent-Désiré Kabila con l’obiettivo di rovesciare Mobutu (l’allora Presidente della Repubblica Democratica del Congo). La Afdl nel giro di un anno arrivò alle porte di Kinshasa, costringendo Mobutu all’esilio nel 1997. Kabila controllava così Kinshasa. Nello stesso giorno si autoproclamò presidente ed ordinò una violenta azione repressiva per ristabilire l’ordine.
La seconda guerra del Congo
La seconda guerra del Congo fu innescata dalla rottura dell’alleanza tra il presidente congolese Kabila e gli alleati in Ruanda e Uganda. Le truppe ruandesi e ugandesi già presenti nel territorio si sottrassero al controllo del governo di Kabila e si unirono a nuovi rinforzi provenienti dai propri paesi con l’obiettivo di installare a Kinshasa un nuovo governo, appoggiando le formazioni ribelli del Rassemblement Congolais pour la Démocratie (Rcd) e del Mouvement pour la Libération du Congo (Mlc). A sostegno di Kabila intervennero su sua richiesta Angola, Zimbabwe e Namibia, che costrinsero ruandesi e ugandesi a indietreggiare nelle province orientali del paese. La firma nell’agosto del 1999 a Lusaka (Zambia) di un cessate il fuoco da parte di tutti e il dispiegamento sul territorio della Mission de l’Organisation des Nations Unies en République démocratique du Congo (Monuc) non bastarono a ottenere il reale ritiro delle truppe straniere dal paese. Nel 2003 furono siglati gli Accordi di pace di Sun City (Repubblica Sudafricana) che portarono all’approvazione della Costituzione transitoria e alla formazione di un governo di transizione guidato dal figlio di Kabila, e con i diversi leader delle forze di opposizione nella carica di vice-presidenti. Ufficialmente le truppe ruandesi e ugandesi si ritirarono dal paese tra il 2002 e il 2003, insieme a quelle degli altri paesi coinvolti nel conflitto, ma di fatto Ruanda e Uganda hanno continuato negli anni le proprie attività belliche oltreconfine.

Il conflitto oggi
Il vecchio conflitto nell’est del paese, in particolare nelle province di Nord e Sud Kivu, continua, nonostante accordi di tregua, con combattimenti tra l’esercito congolese e gruppi ribelli sostenuti dal Ruanda, come l’M23, che combatte per difendere i Tutsi congolesi e ottenere potere. I gruppi armati continuano a sfruttare le ricche risorse minerarie del Paese, alimentando violenza e instabilità diffuse. La rinascita di fazioni armate (come appunto l’M23) ha causato lo sfollamento di milioni di persone, aggravando la situazione umanitaria. Oltre la metà della popolazione vive in condizioni di crisi, con bisogni fondamentali come il cibo, l’assistenza sanitaria e l’istruzione che rimangono fuori dalla portata di molti congolesi.

Associazioni in aiuto al Congo
Attualmente esistono molteplici, seppure mai abbastanza, organizzazioni orientate all’aiuto al Congo come Medici Senza Frontiere(MSF) e AVIS che offrono assistenza medica e umanitaria nelle aree colpite da conflitti ed epidemie, ONLUS e Caritas italiana in supporto ai bambini ex-soldato e alle diocesi e OXFAM che lavora in Congo dal 1961 portando acqua, cibo e assistenza a centinaia di migliaia di persone.

Fonti
https://share.google/GdBmwVvj3DpBrjVVA
https://share.google/Qm6nmCuw0zknvB6T9
