Qualche mese fa ho avuto l’occasione di intervistare Tina Fasan, Elena de Noni e Angela Trinca, membri del collettivo ‘Manifesto Arrabbiato’. Il loro obiettivo è cercare di portare l’educazione sessuale-affettiva nelle scuole e di rendere più familiari i temi come il patriarcato.

Ecco cosa ci hanno raccontato:

Chi siete e cosa fate? 

Tina: “Siamo un collettivo indipendente transfemminista1 di attiviste di provincia che non fa parte di nessuna associazione. L’idea è nata dopo la morte di Giulia Cecchettin quando c’è stata una chiamata nazionale dai movimenti trans femministi che hanno deciso di scendere nelle piazze e fare un minuto di rumore. Noi abbiamo sentito il bisogno generale di concretizzare le azioni e collettivizzare il sentimento di rabbia, inutilità quando leggiamo notizie catastrofiche come i femminicidi.”

Elena:”Si è concretizzato con i due femminicidi avvenuti ad aprile nel giro di tre giorni ed è allora che abbiamo sentito la necessità di organizzarci a Montebelluna per creare uno spazio nostro e sentirci a casa.”

Come mai la scelta di chiamarvi manifesto arrabbiato?

Elena: “E’ una domanda che ci viene fatta spesso. Quando si è riattivato il gruppo per fare il secondo flash mob dopo i femminicidi delle due ragazze si è semplicemente fatto un manifesto in cui si chiedeva di implementare l’educazione sesso-affettiva nelle scuole. Arrabbiato perché riconosciamo il valore politico della rabbia costruttiva che in certi momenti è necessaria altrimenti non si riesce a sbloccare niente. C’è tutto un discorso dell’isteria che è solo femminile, c’è un motivo per cui lo era e la reclamiamo.”

Angela: “Secondo me, la rabbia è una questione di genere. A noi viene insegnato che dobbiamo essere buone e comportarci bene rispondendo con calma, e il fatto di poter dire “no sono arrabbiata” è liberatorio.”

Tina: “E’ anche una scelta politica di riappropriarci di un sentimento che in una parte della storia è stato strumentalizzato per metterci a tacere e mandare le donne in un ospedale psichiatrico o diagnosticare malattie psichiatriche. E’ un sentimento che non va oscurato e va usato nel modo giusto e il motivo per il quale vogliamo fare le cose è perché siamo arrabbiate.”

Qual è il vostro target?

Tina: “Il nostro target sono le persone che fanno fatica a chiedere, ma magari hanno bisogno di uno spazio di confronto e una sera a settimana per parlare dei temi di cui hanno a cuore, quindi chiunque, dalla signora che fa la spesa allo studente di 15 anni.”

Elena: “Ci interesserebbe arrivare ai giovani, ma è più complicato perché c’è una questione di chiusura, la parola femminismo se non è vista bene dalle generazioni più vecchie dai giovani viene vista abbastanza male; sarebbe comunque questo il target che ci interessa di più.”

Angela: “Anche a livello logistico, organizzare qualcosa a contatto con i ragazzi è impegnativo. Ad esempio, quando abbiamo fatto il flash mob abbiamo notato che era più difficile per i ragazzi partecipare all’evento.”

Pensate di poter cambiare qualcosa nel vostro piccolo insieme?

Elena: “Nel nostro territorio abbiamo avuto un riscontro da un po’ di associazioni che sono già attive, che ci hanno detto che sono stati molto felici che esistessimo. Speriamo di essere più incisive in certi ambiti, ma già che ci abbia chiamato CombinAzioni ci fa credere che qualcosa stia iniziando a muoversi.”

Tina: “Ovviamente se si guarda il mondo intero è poco e niente, non crediamo in una vita che riesca a cambiare, è storicamente impossibile, ma noi ci aggiungiamo. Io sento di aver cambiato la routine a Montebelluna e vedo già le persone nel nostro collettivo che nel loro piccolo stanno già cambiando.”

Chi può entrare a far parte del vostro collettivo?

Elena: “Chiunque. Stiamo pensando che metodologia applicare quando qualcuno vuole entrare e quello che abbiamo pensato per il momento è fare degli incontri al di fuori delle nostre assemblee in cui parliamo di argomenti che ci interessano per capire le risposte della persona che vuole partecipare. Vogliamo semplicemente capire se è una persona interessata che avrà cura del nostro collettivo, dato che il nostro spazio deve rimanere sicuro. Se qualcuno ha atteggiamenti maschilisti e discriminatori e ha fatto qualcosa di pericoloso, allora ci potrebbe essere un problema ma a prescindere da questo tutti sono benvenuti.”

Tina: ”Ci tengo a sottolineare che il nostro è uno spazio sicuro dove ognuno è libero di esprimersi. Proprio per tutelare questo clima di apertura, ci riserviamo la possibilità di allontanare chiunque non dimostri rispetto, capacità di ascolto o uno spirito costruttivo verso il gruppo.”

  1. È un movimento che unisce la lotta femminista a quella LGBTQIA+. Il femminismo un movimento politico, sociale e culturale che mira ad eliminare le discriminazioni basate sul genere. ↩︎

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