Body positivity e body shaming: due termini molto presenti nel linguaggio dei social media, ma che raramente trovano spazio nelle conversazioni quotidiane. Quasi come se parlare del corpo, soprattutto di quello altrui, fosse ancora un tabù. Eppure, il modo in cui percepiamo e giudichiamo l’aspetto fisico ha un impatto enorme sulla salute mentale, sull’autostima e sul valore che attribuiamo a noi stessi.

Il body shaming affonda le sue radici in antiche superstizioni popolari, quando avere determinati tratti genetici (come, per esempio, possedere i capelli rossi) era considerato inconcepibile. Successivamente, nel corso degli anni, questo termine ha assunto una nuova connotazione e, ai giorni nostri, per body shaming si intende l’atto di deridere una persona per il suo aspetto fisico, prendendo di mira qualsiasi caratteristica, quali la calvizie, l’acne o altro.

Purtroppo, questo fenomeno emerge soprattutto online, dove molte persone pensano di poter insultare chiunque liberamente solo perché la loro identità è “protetta” dietro uno schermo. Alcune persone lasciano commenti talmente meschini e disgustosi che dubito avrebbero la stessa sfacciataggine di dirlo “dal vivo”. Spesso, difatti, uomini e donne non si rendono conto di quanto le loro parole possano ferire. In casi estremi non si tratta più “solo” di infierire sulle insicurezze altrui, ma si può arrivare a causare, fra le altre cose, dismorfismo corporeo, disturbi alimentari, problemi di ansia.

Il body shaming avviene principalmente sui media, ma anche nella vita reale diverse persone pensano di avere il diritto di insultare gratuitamente l’aspetto degli altri, per esempio a scuola o nel luogo di lavoro. Anche quei commenti negativi, che magari vengono pronunciati per scherzo, possono causare gravi insicurezze. Pensando a ciò, mi viene in mente l’esempio di “Uno, nessuno e centomila”. Pirandello, in questo romanzo, ci racconta la storia di Vitangelo Moscarda, un uomo la cui esistenza viene turbata da un semplice commento della moglie Dida che, un giorno, gli fa notare che il suo naso è leggermente storto e, da quel momento, Vitangelo scivola in una profonda crisi d’identità, rendendosi conto di quanto sia diverso da come lo vedono gli altri.

Allo stesso modo, il body shaming incrina la fiducia nella nostra immagine corporea. Ci porta a identificare come “difetti” aspetti che in precedenza non avevamo mai considerato tali, facendoci sviluppare insicurezze nuove. Questo solleva una questione fondamentale: se una nostra peculiarità non ha mai ostacolato la nostra vita, perché dovremmo improvvisamente percepirla come negativa solo perché qualcuno ce l’ha fatta notare con disapprovazione?

Nel corso degli anni, inoltre, gli standard di bellezza sono diventati pressoché irraggiungibili. Ma, soprattutto, questi standard si evolvono continuamente e sembra che il mondo intero sia costantemente alla ricerca di nuovi difetti fisici che bisogna assolutamente correggere. Caratteristiche naturali come le “hip dips” (la conformazione dell’anca che presenta una rientranza tra l’osso e il muscolo del fianco) possono inaspettatamente trasformarsi in motivi di insoddisfazione. Dettagli che precedentemente passavano inosservati, a causa della loro rappresentazione sui social media, ci inducono a dubitare e a classificarli come possibili “difetti” del nostro corpo.

Per fortuna, in risposta al body shaming, negli ultimi anni si sta diffondendo un altro fenomeno: il body positivity. In verità, il body positivity deriva dalla Fat Acceptance, un movimento sociale nato negli anni ’60 che lottava contro lo stigma dell’obesità. Il body positivity è nato da una più ampia evoluzione dell’accettazione dei corpi grassi. Si definisce come un movimento sociale che incoraggia l’accettazione di tutte le caratteristiche fisiche, a prescindere da come la società e la cultura popolare definiscono la forma, le dimensioni e l’aspetto ideale di un individuo. Diverse persone al giorno d’oggi condividono online immagini dei propri corpi che non rientrano nei “normali” standard di bellezza, per esempio mostrando smagliature, cicatrici, eccetera. Il body positivity, del resto, promuove l’amore per il proprio corpo indipendentemente da com’è fatto, mettendo l’accento sull’aspetto esteriore. Un altro movimento emergente è il body neutrality, che invita a un approccio neutrale verso il proprio corpo. Il suo principio fondamentale è che il nostro valore personale non è legato all’aspetto fisico. Il corpo è uno strumento che ci permette di vivere e interagire con il mondo, e la nostra priorità dovrebbe essere prenderci cura della salute fisica e mentale, senza dare eccessiva importanza all’apparenza. Mentre il body positivity mira a cambiare la definizione di bellezza nella società, promuovendo l’accettazione e l’apprezzamento di tutte le forme e dimensioni del corpo, il body neutrality punta a cambiare il valore che la società attribuisce alla bellezza, incoraggiando le persone a porre meno enfasi sul proprio aspetto fisico.

“Il corpo è solo il vasello della nostra essenza” è una frase che ho letto una volta e da quel momento mi è rimasta impressa. Sono consapevole di quanto sia facile sentirsi inadeguati in confronto alla perfezione ostentata dagli altri, soprattutto sui social media, ma la verità è che probabilmente anche quelle persone che noi riteniamo fisicamente perfette hanno delle insicurezze. Nessuno è perfetto, e la perfezione non dovrebbe basarsi sull’aspetto fisico. Definiamo il nostro valore con ciò che siamo dentro, non con come appariamo. Invece di concentrarci sull’esteriorità, coltiviamo le nostre passioni e i nostri interessi: sono questi a definirci veramente.

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