Gli anni ’70 sono stati il decennio effervescente di grandi cambiamenti. Non solo la musica e la società si trasformarono, ma anche la moda di quegli anni divenne uno straordinario megafono per la liberazione femminile e l’espressione individuale. Gli abiti mettevano in mostra il corpo come mai era accaduto prima diventando morbidi e aderenti, esaltando la figura nella sua forma naturale.

Erano gli anni del “glamour”, delle feste esclusive e dei viaggi esotici, ma soprattutto della ribellione giovanile e delle contestazioni. Le strade si riempirono di sub-culture e di una nuova voglia di libertà, e la moda divenne il modo più immediato per raccontare la propria storia e la propria personalità.

Jeans mania. Dalla fabbrica alle passerelle

Dopo che negli anni ’50 il jeans è passato da abbigliamento da lavoro allo streetwear, questo tessuto fece un salto di qualità incredibile negli anni ’70 tanto che anche l’alta moda volle appropriarsene.

A marchi storici come Levi’s, Lee e Wrangler erano i principali brand di jeans, si aggiunsero presto Calvin Klein e Fiorucci. Inizia così l’era dei jeans firmati che diventano simbolo di stile.

I pantaloni a zampa di elefante

I pantaloni a zampa di elefante sono il simbolo degli anni ’70. La loro storia affonda le radici nelle divise della marina militare americana: la prima testimonianza risale al 1813, quando il comandante Stephen Decatur descrive i pantaloni “piuttosto lunghi a forma di campana”. Alla fine degli anni ’60, i pantaloni vengono indossati da un gruppo di giovani che vivono nel quartiere bohémien di Haight Ashbury a San Francisco, che li abbinano a tuniche esotiche, top a uncinetto e sandali di pelle. Ma fu negli anni ’70 che si registra poi il boom dei pantaloni e jeans a zampa, la cosiddetta zampa-mania: pantaloni e jeans si allargavano sul fondo, spesso con una vita piuttosto bassa, e venivano abbinati da ragazzi e ragazze con alte zeppe. 

Perché ci piacciono ancora oggi? 

La loro particolare forma allunga le gambe e da l’illusione di qualche centimetro in più. E poi, nonostante siano nati come indumento anti-convenzionale, perché, sanno essere eleganti e adatti anche per occasioni più formali

Il poliestere. Comodo, pratico… Ma non troppo amato

Il poliestere raggiunse il suo apice negli anni ’70. Questo tessuto ha fatto sì che i completi chic e i mini abiti modaioli visti sulle passerelle potessero essere prodotti e venduti a prezzi decisamente più abbordabili. Sebbene il tessuto avesse i suoi contro (mancanza di traspirabilità e odore di plastica), fu apprezzato soprattutto per il fatto che non si stirava. Ma alla fine degli anni ’70 i consumatori cominciarono a stancarsi, preferendo tessuti più naturali.

L’abbigliamento sportivo

Per l’abbigliamento sportivo, che non aveva a che fare con l’atletica ma più con i capi di abbigliamento di facile vestibilità, la morbidezza era la chiave. Il comfort era fondamentale in tutti i capi, soprattutto quando le donne entrarono in massa nella forza lavoro e avevano bisogno di una moda elegante ma pratica.

La moda influenza la musica

In discoteca la gente voleva apparire al meglio: per le donne, questo significava magliette aderenti che abbracciavano ogni curva, top con scollo all’americana, hot pants, midi-dress, tacchi a spillo e capelli scalati. Per gli uomini, invece, pantaloni a zampa e revers esagerati super appuntiti.

Nel 1976, a Londra, Vivienne Westwood e Malcolm McLaren avevano dato vita al movimento punk con la loro boutique di abbigliamento e dischi rock Seditionaries. Ispirato da un genere musicale trasgressivo, il look era un rifiuto dello status quo: il clima politico, la recessione in corso e il disincanto nei confronti della vita improntata al capitalismo.

Vivienne Westwood e Malcolm McLaren

Le tendenze da uomo

Negli anni Settanta gli uomini hanno avuto molti ispiratori, più che in ogni altro decennio: da James Bond a Mick Jagger, da Bob Marley a David Bowie.

Se c’è un look che ha dominato il decennio, è stato l’abito da tempo libero in poliestere (blazer a due bottoni e pantaloni), popolare per la sua comodità e bassa manutenzione. Le camicie erano strette, i pantaloni erano larghi e i revers della giacca ampi.

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