Miei cari lettori e mie care lettrici,
oggi desidero attirare la vostra attenzione su una questione tanto semplice quanto spesso trascurata: il modo in cui usiamo le parole.
Si dice che il linguaggio sia lo specchio dell’anima, ma a giudicare dalle nostre abitudini, parrebbe che la società abbia deciso di guardarsi in uno specchio decisamente troppo piccolo.
È abitudine comune parlare al maschile per riferirsi a tutti: “i cittadini”, “gli studenti”, “gli uomini”. Ma siamo certi che questo “tutti” includa davvero chiunque? O forse, senza accorgercene, lasciamo qualche splendida dama o gentiluomo ai margini?
Pare, infatti, che l’uso indiscriminato del maschile per rivolgersi a una platea di anime diverse sia diventato demodé. Che scandalo, direte voi!
Eppure, rifletteteci: essere inclusivi non è un capriccio della moda, ma l’ultima frontiera della vera eleganza. Rinunciare al solo maschile “per abitudine” significa finalmente aprire le porte a chi, per troppo tempo, è rimasto/a confinato/a nell’ombra di un pronome pigro. Dopotutto, in un mondo che si evolve, perché dovremmo permettere al nostro linguaggio di restare fermo al secolo scorso?
Se desiderate essere sulla bocca di tutti e tutte per la vostra raffinatezza, cercate di onorare ogni presente con le giuste parole.
Miei stimati lettori e mie stimate lettrici, le parole contano più di quanto si pensi. Nominare significa riconoscere, e scegliere un linguaggio più inclusivo è un gesto di rispetto, non di capriccio.
Non serve complicarsi la vita: basta un po’ di attenzione, qualche parola scelta meglio, e il desiderio di non dare nulla per scontato.
Esistono, del resto, piccoli accorgimenti che permettono di evitare il maschile “universale” senza trasformare una conversazione in un trattato di grammatica. Invece di dire “gli studenti”, si può parlare semplicemente di “chi studia” o della “classe”; “i cittadini” possono diventare “la popolazione”, “i lavoratori” possono essere nominati con “chi lavora”. E quando ci si rivolge direttamente a qualcuno, formule come “care persone”, “gentili presenti” o “a tutte e tutti” hanno il pregio di includere senza escludere nessuno. Pare incredibile, ma talvolta basta un lieve cambio di prospettiva perché il linguaggio smetta di assomigliare a un club privato riservato ai soli uomini.
Dopotutto, la vera eleganza sta nel far sentire ogni persona parte del discorso.
