Crediti: Allen Fraser/Universal Pictures

Hutch Mansell, in Nobody, è l’emblema dell’uomo qualunque: un padre di famiglia invisibile, un marito trascurato, un impiegato sottostimato. La moglie Rebecca e i figli sembrano distanti, quasi estranei. Il suo passato è un segreto sepolto sotto una coltre di banale quotidianità, scandita da una routine immutabile: allenamento mattutino, la corsa vana dietro al camion della spazzatura, l’autobus, il lavoro nell’azienda del suocero, cena e letto.

Questa esistenza monotona si incrina un lunedì notte, quando dei rumori scuotono il silenzio. Due ladri, una coppia, si introducono in casa. Cercano denaro, ma trovano ben poco, accontentandosi di un orologio e di un braccialetto. Hutch si accorge che la pistola con cui lo minacciano è scarica. Il figlio Blake interviene, riuscendo a bloccare l’uomo, ma Hutch, nel tentativo di evitare ulteriore violenza, ordina di lasciarli andare.

La reazione è immediata: Blake è deluso e Rebecca si allontana ulteriormente. Nel quartiere, Hutch diventa lo zimbello, l’uomo che non ha saputo difendere la propria famiglia. Ma i ladri, oltre agli oggetti di poco valore, hanno inavvertitamente aperto una breccia, una porta che Hutch aveva sigillato con la forza. Dietro quella porta si nascondeva l’uomo che era stato e che aveva scelto di dimenticare.

Perché Hutch non è un semplice impiegato, né un debole. È un ex operativo segreto, un “Auditor”: colui che viene chiamato quando ogni altra risorsa fallisce, colui che chiude i conti e si assicura che non vengano più riaperti. E ora, la rabbia che cova dentro da anni esplode. La miccia è innescata. Hutch smette di comunicare a parole e torna a parlare con le mani, con i proiettili, con il suo passato. D’improvviso un sassolino, un pericoloso avversario che minaccia la sua famiglia, entra nella sua scarpa. E Hutch risponderà nell’unico modo che conosce: senza alcuna pietà.

Uno degli elementi più sorprendenti di “Nobody” è la presenza di Bob Odenkirk nel ruolo principale. Volto noto per personaggi ironici come in “How I met your mother” o drammatici come l’avvocato di “Breaking Bad” e “Better Call Saul”, Odenkirk si reinventa del tutto. L’immagine iniziale di Hutch è quella di un uomo qualunque, e ciò amplifica ancor di più la successiva e brutale trasformazione.

La metamorfosi non è tanto fisica quanto emotiva: Odenkirk trasmette perfettamente sia l’immagine di un uomo a disagio con se stesso e con gli altri, che si sente fuori posto in un mondo “normale”, sia la naturalezza con cui riabbraccia la sua vera natura di sicario, agente, Auditor. Un cast sulla carta rischioso, considerando la precedente esperienza degli attori, ma che si rivela pienamente riuscito nel bilanciare vulnerabilità e brutalità in modo efficace e significativo.

In conclusione, “Nobody” non è solo un film d’azione ben strutturato e adrenalinico, ma anche un’interessante riflessione sul peso della repressione e sulla crisi d’identità moderna. E lo fa con uno stile che, pur nella sua anomala trama, colpisce nel segno.

Il sequel è previsto per metà agosto 2021; riuscirà a essere all’altezza del primo?

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