
L’importanza dell’istruzione come strumento essenziale per affrontare un mercato del lavoro in continua evoluzione è stato uno dei temi di cui ha parlato il 20 marzo scorso la Prof.ssa Elsa Fornero, docente all’Università di Torino ed ex Ministra del Lavoro e alle Politiche Sociali, in occasione dell’incontro con diverse classi del nostro istituto e con alcune dell’istituto Veronese per discutere di lavoro, previdenza e resilienza. Durante l’incontro la Fornero si è soffermata anche sul legame tra l’Italia e l’Unione Europea, spiegando come molte decisioni prese a livello europeo abbiano un impatto diretto sulla vita quotidiana di tutti i cittadini. Inoltre, ha affrontato il tema della precarietà lavorativa e delle difficoltà che i giovani incontrano nell’entrare nel mondo del lavoro, evidenziando la necessità di investimenti per creare opportunità adeguate e frenare l’emigrazione giovanile, la cosiddetta “fuga di cervelli”. Questo e molti altri fattori, come l’altissima percentuale di giovani NEET (Not in Education, Employment or Training) e il devastante calo demografico che sta coinvolgendo il nostro Paese, stanno incidendo sul divario numerico tra pensionati e lavoratori e, a meno che questa tendenza demografica non si inverta nel giro di qualche anno, il peso finanziario di chi è pensionato sarà difficile da sostenere. Elsa Fornero ha voluto pure sottolineare che “vivere significa essere consapevoli delle proprie capacità e utilizzarle in modo positivo” e ha invitato i giovani a guardare agli esempi virtuosi: “il mondo è pieno di cattivi esempi -ha detto- voi fatevi influenzare da quelli buoni”.
Al termine dell’intervento alcuni studenti hanno posto diverse domande alla professoressa Fornero su temi di grande rilevanza. Ecco le risposte dell’ex Ministro.
Nella classifica dei NEET (giovani che non studiano e non lavorano) sono compresi coloro che lavorano in nero?
Sì, perché ufficialmente non risultano come lavoratori. Questo evidenzia come il lavoro sommerso rappresenti un problema rilevante, non solo per i giovani, ma anche per l’economia del Paese, privando lo Stato di entrate fiscali fondamentali.
Perché non si cerca di risolvere il problema dell’emigrazione giovanile?
Per contrastare l’emigrazione giovanile, è necessario offrire opportunità di lavoro valide e ben retribuite. In alcune zone d’Italia, queste opportunità sono ancora troppo scarse: questo spinge molti giovani a cercare fortuna all’estero. Le aziende dovrebbero inoltre investire maggiormente in formazione e assunzioni. Tuttavia, questa necessità è strettamente connessa ai cambiamenti demografici, che rendono ancora più urgente un intervento strutturale.
Cosa ne pensa delle nuove riforme pensionistiche, Quota 100 e Quota 103?
Queste misure hanno aumentato significativamente i costi per lo Stato, con un impatto di decine di miliardi di euro. Si tratta di riforme “miopi”, in quanto spostano il peso economico sulle generazioni future senza risolvere i problemi di fondo. Invece di concentrarsi unicamente sul momento del pensionamento, è fondamentale dare priorità alla qualità della vita lavorativa. Garantire condizioni di lavoro dignitose e stabili è cruciale, poiché, “se la vita lavorativa è positiva, la pensione seguirà”.
Riguardo alla pensione integrativa, a quali rischi possiamo andare incontro?
Aderire a un fondo pensione privato, può essere una scelta saggia, a patto che il reddito lo consenta. E’ necessario anche sapere che in caso di crisi economiche, alcune di queste pensioni integrative private potrebbero essere a rischio. Tuttavia, se si lavora in un settore che offre un fondo pensione occupazionale, è consigliabile aderirvi: in questo caso, parte del risparmio viene versato direttamente dall’azienda mentre non partecipare significa perdere quella quota.
Vista che l’età pensionabile è costantemente in aumento, ha senso aderire a un fondo pensione privato o è meglio godersi i soldi mentre si lavora?
Sebbene sia importante vivere bene il presente, è altrettanto fondamentale pensare al futuro. Andando in pensione più tardi, si avrà meno tempo per usufruire dei risparmi accumulati, ma una pensione integrativa può garantire una maggiore tranquillità economica. Se esiste la possibilità di aderire a un fondo di categoria è bene aderire senza esitazioni: “Godersi bene la vita anche da anziano non è da sottovalutare”.
L’Italia ha uno dei debiti pubblici più alti al mondo: cosa si potrebbe fare per ridurlo?
Ci sono due possibili soluzioni: ridurre le spese o aumentare le entrate. La riduzione delle spese è complessa e impopolare, poiché ogni taglio viene spesso percepito negativamente dall’opinione pubblica. D’altra parte, l’aumento delle entrate richiede una lotta decisa all’evasione fiscale, un fenomeno che sottrae risorse cruciali a settori fondamentali come sanità e istruzione. Non vanno assolutamente nella direzione auspicabile le politiche di condono fiscale: chi non paga le imposte, di fatto, danneggia l’intera collettività. L’espressione “pizzo di Stato”, talvolta utilizzata in Italia per definire le imposte, è poi particolarmente grave per il suo impatto negativo sulla percezione pubblica del sistema fiscale.
Nel salutare gli studenti il suo invito è stato chiaro: “pensate, riflettete, studiate, partecipate, divertitevi”. Un messaggio semplice ma potente, che sottolinea quanto sia importante avere un approccio critico e informato per affrontare le sfide del futuro e del presente stesso. L’alfabetizzazione economico-finanziaria sta diventando sempre più fondamentale e, questo incontro, ha ribadito quanto sia essenziale capire il mondo che ci circonda per non restare spettatori, ma diventare protagonisti consapevoli della nostra società.
