
Chi è il complottista
Il complottista è una persona che si crede illuminata da una sorta di sapere superiore, capace di smascherare la malvagità di una presunta e potente “confraternita” occulta. Almeno questo è ciò che spesso pensano di sé queste persone. Secondo la definizione, invece, un complottista è una persona che ritiene che dietro molti eventi si nascondano cospirazioni, trame e complotti di vario genere.
Teoria o complotto?
Prendiamo ad esempio la teoria della Terra piatta. Il fattore cruciale che distingue una teoria scientifica da una pseudo-scientifica è la sua confutabilità o falsificabilità (Popper, 1969). Nessuna teoria scientifica è immune dalla possibilità di essere esaminata, contestata e potenzialmente modificata o superata da nuove scoperte e idee. Questo processo di analisi continuo è ciò che permette alla conoscenza scientifica di progredire e di diventare sempre più accurata e affidabile. Le teorie pseudo-scientifiche, tra cui alcune teorie del complotto, al contrario, si basano invece su verità dogmatiche e indiscutibili.
Complotti e realtà
L’Ordine degli Illuminati è stata un’organizzazione reale, un fenomeno specifico del XVIII secolo con idee legate al contesto dell’Illuminismo, con obiettivi di riforma sociale e politica, ma la sua esistenza storica fu breve. Il concetto di un’organizzazione segreta onnipotente che manipola il mondo è una costruzione successiva, alimentata da paure, sospetti e interpretazioni distorte della storia. Di conseguenza le moderne teorie del complotto che lo riguardano non hanno fondamento storico. Eppure l’ordine degli Illuminati è un tema ricorrente nelle teorie del complotto moderne.
In questa pseudo-teoria possiamo ritrovare però i caratteri al centro di tutte le teorie pseudo-scientifiche: essa non si basa su alcuna prova concreta, ma su una presunta verità indiscutibile della sua esistenza.
Perché complottista?
Le persone sviluppano una mentalità complottista per varie ragioni suddividibili in diverse categorie: esistenziali, epistemici e sociali1.
Motivi esistenziali, ll bisogno di controllo sulla propria vita e sul proprio destino è un aspetto fondamentale dell’esperienza umana. Quando questa sensazione di controllo è carente, le teorie cospirazioniste possono paradossalmente offrire un senso di dominio cognitivo. Credere in una teoria del complotto può alleviare il disagio derivante dalla mancanza di controllo percepita sulla propria esistenza. (Douglas et al., 2019).
Motivi epistemici: ll desiderio di comprendere il mondo e ridurre l’incertezza è una motivazione umana fondamentale, che varia da persona a persona. Le teorie del complotto possono apparire come una risposta a questo bisogno di conoscenza, offrendo spiegazioni che, sebbene spesso infondate, sembrano soddisfacenti per diversi motivi:
Motivi sociali: il bisogno di mantenere un’immagine positiva di sé e del proprio gruppo è un potente motore psicologico che si lega strettamente alle teorie cospirazioniste. Fenomeni come l’ingroup bias, che ci porta a favorire il nostro gruppo, e il narcisismo collettivo, caratterizzato da un’opinione esageratamente positiva del gruppo, giocano un ruolo cruciale. (Cichocka, Marchlewska, & Golec de Zavala, 2016).
I rischi dell’ignoranza
A un occhio superficiale, queste teorie del complotto possono sembrare innocue, ma la storia ci offre validi motivi per pensare il contrario.
Un esempio significativo sono i cosiddetti Protocolli dei Savi anziani di Sion, un falso documento diffuso in Europa, agli inizi del XX secolo, nato nel contesto dell’antisemitismo francese e russo di fine Ottocento, con l’obiettivo di fomentare l’odio verso gli ebrei. Fu su queste basi che la polizia segreta russa (Ochrana) strutturò i Protocollo dei Savi Anziani di Sion.
Il documento attribuiva agli ebrei e alla massoneria una cospirazione volta alla conquista del mondo ed ebbe un forte impatto in Europa tanto che ebbe risalto su importanti giornali a livello mondiale come il The Times o il Frankfurter Allgemeine Zeitung. Nonostante fosse stato dimostrato falso sin dai primi tempi, questo testo fu, per esempio, alla base dei pogrom in Russia e dell’antisemitismo razziale nazista che portò alla tragedia della Shoah. Sottolinea infatti lo storico Andrea Prosperi:
Non siamo davanti a un altro falso che, una volta smascherato, ha concluso la sua esistenza. Al contrario, si tratta di un documento che è stato quasi subito riconosciuto come un falso ma che, ciò nonostante, ha continuato a godere di un successo che è andato crescendo.4
Un falso che purtroppo dura ancora oggi. I Protocolli di Sion sono pertanto una chiara dimostrazione dei pericoli che le teorie del complotto possono causare.
- Angelo Cadinu, Le teorie cospirazioniste sotto la lente della psicologia sociale, 3, Università di Padova ↩︎
- A. Prosperi, Nasce il falso veridico. I protocolli dei Savi anziani di Sion, in A. Prosperi, Ambiare la storia. Falsi, apocrifi, complotti, Torino, Einaudi, 2025) ↩︎
