Stimati lettori,
quest’oggi abbandoneremo i cieli notturni, la luna argentata e le costellazioni scintillanti, e affronteremo un mistero più sottile: la teoria delle stringhe.
Pare che questa teoria parli di corde invisibili che vibrano nell’ombra dell’universo.
E no, non intendo corde d’arpa, violino, o di altri strumenti musicali per produrre suoni…, sto parlando di filamenti così minuscoli da sfuggire ad ogni sguardo indiscreto, eppure così potenti da dare origine a tutto ciò che conosciamo.
Un lieve fremito ed ecco che nasce un elettrone, con una oscillazione più audace, invece, appare un gravitone. Perché voi sappiate, gentili anime curiose, da tali vibrazioni, si mormora, avrebbe avuto origine persino quel celebre puntino iniziale da cui poi si è espanso l’intero cosmo.
Eppure vi è uno scandalo che le riguarda: per esistere, le stringhe richiederebbero 10 o 11 dimensioni, ma noi ne percepiamo solo 3, ovvero l’altezza, la lunghezza e la profondità. Nel caso si riuscisse a far emergere anche le altre dimensioni, le leggi del microscopico e del macroscopico che ancora si urtano, o potremmo dire che si cozzano, si potrebbero riconciliare grazie a questa assai straordinaria teoria.
E così, cari lettori, mentre gli scienziati indagano, resta un dubbio squisitamente filosofico: se fosse vero che siamo tutti parte di una “melodia” cosmica chi è il musicista?

