Quante volte nel corso di ogni anno scolastico a noi studenti capita di imbatterci nell’Agenda 2030? Ci fanno preparare sull’argomento, esponendolo come se da questo ne dipendesse il nostro futuro. Sarebbe anche vero, in effetti, che le sorti del pianeta si basano su quegli obiettivi, ma perché continuare a studiare un piano d’azione che sappiamo benissimo essere già sull’orlo del fallimento?

Negli ultimi 11 anni solo il 35% degli obiettivi predisposti, anche se non ancora realizzato, è rimasto più o meno in linea con le previsioni. Mentre, confrontando i report annuali pubblicati dalle Nazioni Unite sui progressi di ciascun obiettivo possiamo notare che circa il 18% di questi sta addirittura regredendo rispetto al 2015. Il restante 47% degli obiettivi, la metà insomma, è completamente fermo o si muove così lentamente da sembrarlo. Nell’ultimo report1 le Nazioni Unite hanno confermato che “Il mondo è ancora molto lontano dal raggiungimento dell’Agenda 2030”.

La domanda che sorge più spontanea a questo punto è: stiamo studiando un piano d’azione concreto o una promessa vuota? L’Agenda 2030 è sicuramente un documento pieno di buone idee e belle parole, ma queste non sono sufficienti a migliorare le condizioni del nostro pianeta. Servono infatti azioni politiche che manifestino concretamente l’intenzione di portare a termine questo progetto. Se quasi la metà degli obiettivi è completamente ferma c’è chiaramente un problema di fondo. Le parole scritte nell’Agenda non bastano per cambiare il mondo, sarebbe stato più opportuno stabilire dei criteri di base con i quali guidare le nazioni in questo percorso.

Agli occhi di tutti l’Agenda 2030 appare come un progetto indiscutibilmente giusto e condivisibile e ciascun obiettivo a primo impatto non può che sembrare a nostro favore. Se prestiamo più attenzione però notiamo come ogni punto sia in realtà un vuoto giro di parole con uno schema ricorrente.  L’Agenda 2030 propone un piano fallimentare, questo ormai era chiaro, ma allora perché continuare a inserirla nelle scuole?


Ogni obiettivo presenta le stesse problematiche caratteristiche:

1- Inviti generici alla cooperazione per lo sviluppo, non viene però mai specificato a quale tipo di cooperazione si riferisca

2- Nessun riferimento alle vere origini dei problemi trattati, come possiamo pensare di risolvere problematiche secolari senza prima analizzarne le cause?

3- Tempistiche assolutamente inverosimili: se in un solo decennio fosse possibile raggiungere questi obiettivi, perché non è mai stato fatto prima?

4- Riferimenti a eventuali modifiche delle politiche occidentali, ignorando il fatto che queste sono dettate da principi neoliberisti (vera causa delle problematiche globali), completamente in contrasto con gli obiettivi dell’Agenda, 

5- Idee sempre generali e molto vaghe 

Per vedere in modo concreto queste caratteristiche basta semplicemente analizzare il primo degli obiettivi irrealistici che l’Agenda propone: Sconfiggere la povertà 

Obiettivo 1.1:”eliminare la povertà estrema per tutte le persone in tutto il mondo, attualmente misurata come persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno”.

Fin dal primo punto troviamo tempistiche inverosimili: si propone di risolvere un problema secolare in un solo decennio.

Obiettivo 1.2:”Ridurre almeno della metà la percentuale di uomini, donne e bambini di ogni età che vivono in povertà in tutte le sue dimensioni in base alle definizioni nazionali”.

Lasciare il compito di definire la povertà alle nazioni, nonostante sia ragionevole considerando la quantità di partecipanti a questo progetto, rende il concetto molto relativo e generico. Se ogni paese decide per sé quali sono le condizioni per essere definito “povero” i dati non possono essere confrontabili tra loro. Come facciamo dunque a stabilire l’effettiva realizzazione di questo obiettivo?

Obiettivo 1.3:”Applicare a livello nazionale sistemi adeguati e misure di protezione sociale per tutti, includendo i livelli minimi, ed entro il 2030 raggiungere sostanziale copertura dei poveri e dei vulnerabili”.

Intenti naturalmente condivisibili, ma il problema di base che nel testo non viene citato è l’approccio neoliberista che influenza le politiche occidentali dagli anni ‘90 e che ci sta portando nella direzione opposta a quella di una “protezione sociale per tutti”. Sono, infatti, proprio queste politiche neoliberiste che hanno causato crisi di debito e tagli drastici alla spesa pubblica ma l’Agenda 2030 non dà alcuna indicazione su come poterle cambiare, rimanendo, ancora una volta, troppo generica.

Obiettivo 1.4:”assicurare che tutti gli uomini e le donne, in particolare i poveri e i vulnerabili, abbiano uguali diritti riguardo alle risorse economiche, così come l’accesso ai servizi di base, la proprietà e il controllo sulla terra e altre forme di proprietà, eredità, risorse naturali, adeguate nuove tecnologie e servizi finanziari, tra cui la microfinanza”.

È fondamentale osservare l’incoerenza di questo punto. Si parla di accesso a risorse economiche e soprattutto alla proprietà, chiaramente è un obiettivo condivisibile da tutti, ma è ironico il fatto che queste parole vengano “supportate“ dal World Economic Forum (WEF), grande sostenitore dell’ONU in questo progetto e con cui è stata sancita nel 2019 una collaborazione con l’obiettivo di accelerare i tempi di attuazione dell’Agenda. Tra gli slogan più famosi del WEF troviamo però :”non possederai nulla e sarai felice”, oppure “tutto ciò che vi serve lo affitterete”. Frasi abbastanza contorte se abbinate a quelle scritte negli obiettivi dell’Agenda 2030 in cui viene sostenuta la proprietà privata. L’accordo che è stato firmato però ci fa intendere che in qualche modo gli ideali del WEF siano allineati a quelli dell’ONU, ed effettivamente lo possiamo notare dall’ultimo report riguardante i progressi dell’Agenda che mostra una regressione dell’obiettivo 1.4 rispetto al 2015.

Obiettivo 1.5:”Costruire la resilienza dei poveri e di quelli in situazioni vulnerabili e ridurre la loro esposizione e vulnerabilità a eventi estremi legati al clima e ad altri shock e disastri economici, sociali e ambientali”.

La resilienza è la capacità di adattarsi alle situazioni difficili, dunque, secondo l’Agenda, i poveri dovrebbero semplicemente imparare ad adattarsi alla loro condizione?

Obiettivo 1.a:”Garantire una significativa mobilitazione di risorse da una varietà di fonti, anche attraverso la cooperazione allo sviluppo rafforzata, al fine di fornire mezzi adeguati e prevedibili per i paesi in via di sviluppo, in particolare per i paesi meno sviluppati, ad attuare programmi e politiche per porre fine alla povertà in tutte le sue dimensioni”.

Obiettivo 1.b:”Creare solidi quadri di riferimento politici a livello nazionale, regionale e internazionale, basati su strategie di sviluppo a favore dei poveri e attenti alla parità di genere, per sostenere investimenti accelerati nelle azioni di lotta alla povertà”.

Oggettivamente, queste affermazioni, oltre ad essere particolarmente generiche, come del resto tutta l’Agenda, sono troppo ripetitive e non danno risposte concrete. Cosa si intende con “cooperazione allo sviluppo” ad esempio? Naturalmente gli estensori dell’Agenda non lo spiegano, quasi come a lasciare la responsabilità alle nazioni di deciderlo, come abbiamo già visto in precedenza. La conseguenza sarà la colpevolezza di quest’ultime nel momento in cui l’Agenda 2030 fallirà ufficialmente.

In conclusione, dall’analisi concreta dell’Agenda 2030 è possibile notare un forte distacco tra i buoni propositi degli obiettivi e la concreta realtà che non ne permetterà mai la realizzazione. Questo documento si presenta come una manifestazione di speranza per l’umanità ma lo fa in modo completamente privo di strategie concrete, evitando, forse volutamente, l’analisi storica dei problemi e attribuendo tutta la colpa ai fenomeni climatici (e dunque all’uomo stesso che li ha causati).  La continua contraddizione con le politiche neoliberiste lascia intendere che non ci troviamo davanti a un piano d’azione concreto ma piuttosto a una propaganda di ideali, che oltretutto viene supportata dalle scuole, per tentare di “normalizzare” quelle che poi saranno le reali conseguenze sociali.  Per questo motivo dobbiamo smettere di imparare a memoria questi obiettivi solo per prendere un bel voto in educazione civica e iniziare piuttosto a sviluppare un pensiero critico che ci permetta di vedere l’incoerenza di un piano d’azione come questo.

  1. https://www.istat.it/storage/rapporti-tematici/sdgs/2025/Rapporto%20SDGs%202025-Ebook.pdf ↩︎

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