Era il 9 luglio 2006 all’Olympiastadion di Berlino quando la Nazionale italiana vinse la Coppa del Mondo, superando la Francia ai calci di rigore per 5-3 dopo l’1-1 dei tempi regolamentari. In quel momento di gloria assoluta, con il cielo azzurro sopra Berlino, nessuno si sarebbe aspettato l’inizio di un declino che dura ormai da esattamente vent’anni e che ha trasformato i campioni del mondo in spettatori. Il 24 giugno 2010, all’Ellis Park di Johannesburg, l’avventura mondiale dell’Italia terminò con una clamorosa sconfitta per 3-2 contro la Slovacchia, segnando l’uscita al primo turno da detentori del titolo. La storia si ripeté tragicamente quattro anni dopo, il 24 giugno 2014: il cammino degli Azzurri si interruppe nuovamente ai gironi a causa della sconfitta per 1-0 contro l’Uruguay, decisa da un colpo di testa di Godín. Da quel momento, il baratro si è fatto ancora più profondo: per le successive due edizioni, l’Italia non è nemmeno riuscita a qualificarsi alla fase finale, fallendo gli appuntamenti del 2018 e del 2022.

9 Luglio 2006 – Olympiastadion di Berlino

Qual è il motivo di questo declino?

Si potrebbe pensare che l’Italia non sappia più produrre talenti, date le recenti prestazioni ai Mondiali. Tuttavia, uno dei problemi principali sembra essere l’eccessiva presenza di stranieri nei top club come Inter, Juventus o Milan, che per anni hanno dominato la scena nazionale ed europea. Questa tendenza causa un soffocamento precoce dei giovani talenti italiani, i quali, non trovando spazio nelle prime squadre, vengono spesso girati in prestito in Serie B o in campionati minori. Perdono così anni fondamentali per la loro crescita tecnica e mentale. Un’ulteriore criticità, già evidenziata nel dossier di Roberto Baggio, riguarda le scuole calcio e i criteri di selezione: ancora oggi, infatti, si tende a privilegiare la forza fisica e la corporatura degli atleti rispetto alle doti tecniche e alla fantasia, finendo per scartare i “piccoli” campioni che potrebbero fare la differenza. Per molti, il motivo di questo declino risiederebbe nella scarsa competenza della dirigenza e nelle decisioni poco sagge prese negli ultimi anni. Proprio a causa di queste criticità, Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha rassegnato le dimissioni il 2 aprile 2026.

La soluzione proposta da Roberto Baggio

Per far risalire l’Italia sul tetto del mondo, le proposte di Baggio puntano a una vera e propria rivoluzione culturale nel sistema calcio. La soluzione non consiste nell’investire in infrastrutture colossali, ma nel rimettere il talento tecnico al centro del progetto. Secondo il “Divin Codino”, è necessario proteggere i settori giovanili imponendo tetti massimi all’acquisto di stranieri e, soprattutto, riportando il divertimento e la creatività negli allenamenti dei bambini. Bisognerebbe smettere di formare “atleti programmati” e ricominciare a formare calciatori capaci di inventare il gioco, dando fiducia agli allenatori che hanno il coraggio di schierare i giovani anche nei momenti difficili. Solo tornando a valorizzare l’estro e la tecnica pura, tipici della nostra tradizione, l’Italia potrà sperare di spezzare questa maledizione e tornare a occupare il posto che le spetta nell’Olimpo del calcio mondiale.

Il libro di 900 pagine “Rinnovare il futuro” – Roberto Baggio

Possibili talenti da cui ripartire

Nonostante il periodo buio, il calcio italiano può ancora contare su alcuni profili promettenti dai quali ricostruire il proprio futuro. Tra i nomi più interessanti spicca quello di Francesco Camarda, il giovane attaccante del Milan, attualmente in prestito al Lecce, che ha già attirato l’attenzione degli addetti ai lavori per la sua precocità e il suo spiccato senso del gol. Accanto a lui, risalta il talento di Tommaso Baldanzi, trequartista della Roma dotato di una visione di gioco e di una qualità tecnica sopra la media, e quello di Giorgio Scalvini, difensore dell’Atalanta che, nonostante la giovane età, dimostra già la personalità e la solidità di un veterano. Questi profili, se supportati da un sistema capace di valorizzarli senza caricarli di eccessive pressioni, rappresentano le fondamenta ideali per rilanciare le ambizioni della nostra Nazionale.

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