
Il 31 Marzo 2026 è scaduto il termine per entrare nel progetto NBA Europe.
NBA Europe non è come gli Europe Games organizzati da anni dalla lega statunitense, in cui alcune delle loro squadre giocano una partita di campionato nelle capitali europee, invece è proprio una nuova competizione.
Cos’è NBA Europe
l progetto, che dovrebbe concretizzarsi nel 2027, consiste in una associazione di basket europea in collaborazione con la FIBA, con squadre già esistenti, nuove e calcistiche che vogliono investire nel basket. Per un totale di 16 franchigie – di cui 12 con licenza fissa e 4 a rotazione per meriti sportivi – la competizione conta 30 partite per decidere la classifica, poi le prime quattro squadre di ogni gruppo (divise per posizione geografica), si sfideranno ai playoff, con meccaniche ad eliminazione ancora da decidere – probabilmente uno stile “Final Four” come l’EuroLega o Best-of-seven come la NBA. La situazione italiana in ottica NBA Europe vede una tra l’Olimpia Milano e il Milan o Inter come maggior candidate ad ottenere un posto nel torneo, inoltre è probabile anche l’arrivo della Roma.
Pro e contro della nuova lega
Il progetto è tutt’altro che banale. Per quasi un decennio, la NBA ha assistito al dominio assoluto dei talenti europei, capaci di monopolizzare il premio di MVP. Istituire una lega targata NBA permetterebbe ai migliori prospetti del Vecchio Continente di formarsi con gli standard tecnici e strutturali della lega più importante del pianeta, eliminando la necessità di un trasferimento precoce negli Stati Uniti. Il Commissioner Adam Silver punta a un piano a lungo termine, ipotizzando l’integrazione definitiva nella lega madre non appena i futuri voli commerciali supersonici ridurranno i tempi di viaggio transatlantici.

Il problema centrale è che NBA Europe viene percepita come un’operazione di colonizzazione economico-culturale. La NBA punta a sradicare il modello piramidale europeo – ovvero quel sistema fondato su promozioni e retrocessioni che permette anche ai piccoli club di scalare le gerarchie – per sostituirlo con uno spettacolo d’intrattenimento mirato esclusivamente ad attirare investitori globali. I numeri in gioco sono colossali: advisor finanziari come JPMorgan Chase hanno già raccolto offerte vincolanti che superano il miliardo di dollari per singola franchigia, attirando l’interesse di colossi del calcio mondiale come il Paris Saint-Germain o il Manchester City.
Questo scenario alimenta il timore di un pubblico “fantasma”. Le piazze designate come mercati prioritari comprendono metropoli come Londra, Roma e Monaco di Baviera. Si tratta di contesti in cui la pallacanestro non ha mai rappresentato lo sport trainante a livello di seguito popolare, ma che vengono preferiti a storiche capitali del basket continentale per favorire grandi bacini d’utenza commerciali e partnership con le grandi società calcistiche. Senza il format caratterizzante delle leghe europee, storicamente basato sul sistema di promozione e retrocessione, il rischio concreto è la creazione di una competizione artificiale a circuito chiuso. La struttura proposta dalla NBA prevede infatti 12 licenze permanenti bloccate e solo 4 posti accessibili tramite i campionati nazionali. Una formula che contrasta nettamente con la meritocrazia sportiva europea, trasformando il torneo in una lega escludente dove il merito sul campo passa in secondo piano rispetto alla solidità del capitale azionario.
La reazione delle istituzioni europee non si è fatta attendere. EuroLeague Basketball sta rispondendo blindando la propria struttura interna attraverso la nomina del nuovo CEO Chus Bueno. La competizione continentale sta completando la trasformazione dei suoi club fondatori in franchigie permanenti (con un aumento stimato del loro valore del 30%) e ha confermato per la stagione successiva il collaudato format a 20 squadre. La convinzione è che sia la NBA ad avere un disperato bisogno del loro radicamento sul territorio e non il contrario.

La reazione delle istituzioni europee non si è fatta attendere. EuroLeague Basketball sta rispondendo blindando la propria struttura interna attraverso la nomina del nuovo CEO Chus Bueno. La competizione continentale sta completando la trasformazione dei suoi club fondatori in franchigie permanenti (con un aumento stimato del loro valore del 30%) e ha confermato per la stagione successiva il collaudato format a 20 squadre. La convinzione è che sia la NBA ad avere un disperato bisogno del loro radicamento sul territorio e non il contrario.
I nodi politici ed economici sono stati affrontati direttamente il 28 aprile 2026, nel corso di un vertice ufficiale a Mies, in Svizzera. Adam Silver, i rappresentanti della FIBA e il CEO di EuroLeague Chus Bueno si sono seduti al tavolo delle trattative per discutere la governance del basket europeo. Sebbene la NBA abbia inizialmente ipotizzato un lancio indipendente per l’autunno 2027, Silver ha dovuto mediare con realismo, dichiarando che la collaborazione strategica con l’Eurolega rimane la soluzione migliore per evitare una rovinosa guerra legale e commerciale. Le parti hanno definito l’incontro costruttivo, ma la trattativa sulla spartizione dei ricavi e sul controllo dei calendari resta un complesso scontro geopolitico.
Siamo pronti a barattare la passione dei derby storici e la meritocrazia del nostro basket per uno spettacolo scintillante, ma forse un po’ artificiale, targato USA?
