A cura di Melissa Cauduro, Sara Dalil, Ziyan Zhu e Yuyan Chen

La 5ªA AFM ha promosso nei mesi scorsi un’indagine per conoscere opinioni e competenze dei futuri lavoratori sul sistema previdenziale italiano.

Comprendere il sistema pensionistico italiano attraverso gli occhi dei giovani. È stato questo l’obiettivo del sondaggio ideato dagli studenti della 5ª A AFM dell’Istituto Einaudi-Scarpa, inviato a partire da mercoledì 9 aprile 2025 a tutte le classi quinte dell’istituto, come prosecuzione ideale dell’incontro tenutosi in aula magna con Elsa Fornero.
L’evento, svoltosi giovedì 20 marzo, ha visto la partecipazione dell’ex ministra del Lavoro, nota per la riforma previdenziale del 2011, e ha rappresentato un’importante occasione di confronto diretto tra gli studenti e una delle protagoniste del dibattito economico nazionale. Proprio da quell’incontro è nata l’idea di approfondire le conoscenze e raccogliere le percezioni dei coetanei sul tema della sostenibilità del sistema pensionistico.

“Volevamo capire meglio cosa ne pensano i nostri compagni, cosa sanno realmente e quali sono le loro aspettative sul futuro lavorativo – spiegano gli studenti della 5ª A AFM –. Il confronto con Elsa Fornero è stato stimolante, ma ci ha anche fatto rendere conto di quanto sia importante informarsi su questi temi, che sembrano lontani ma riguardano proprio noi”.

Il questionario, realizzato tramite Google Moduli, include domande su livello di informazione, percezione della sostenibilità del sistema, conoscenza delle riforme precedenti e opinioni personali su pensioni pubbliche e previdenza integrativa.

I risultati del sondaggio

I risultati dell’indagine saranno analizzati e condivisi all’interno dell’istituto, con l’obiettivo di stimolare una riflessione collettiva più ampia e consapevole. L’iniziativa si inserisce in un percorso di educazione civica ed economica che vede gli studenti protagonisti attivi del proprio processo formativo.
In un contesto economico e demografico in continua evoluzione, l’attenzione dei giovani verso il tema previdenziale appare non solo necessaria, ma anche strategica per costruire un futuro più equo e sostenibile.

“Il sistema previdenziale è un patto tra generazioni, affidato allo Stato proprio perché garantisca tutti.” Elsa Fornero

Qui di seguito rendiamo disponibili i dati delle risposte e una loro breve analisi. Il sondaggio si compone di due parti:

I. Comprensione del sistema previdenziale dopo l’incontro

Clicca qui per leggerei dati e l’analisi delle risposte

1- Pensi di conoscere meglio il sistema previdenziale italiano dopo la lezione?

  • 72,7%: Sì, mi è stato utile a conoscere meglio il sistema
  • 15,2%: No, non mi è stato utile
  • 6,1%: Già conoscevo queste cose
  • 6,1%: Non lo so, non mi interessa

Questi primi dati fanno emergere un quadro fortemente positivo: quasi tre studenti su quattro affermano di aver tratto giovamento dall’incontro. Questo suggerisce che, se ben spiegato, anche un tema apparentemente tecnico e “distante” come la previdenza può diventare coinvolgente e comprensibile. Tuttavia, va notato anche il 15% di studenti che non ha tratto beneficio. Questo può dipendere da vari fattori: difficoltà del linguaggio tecnico usato, distanza percepita tra il proprio presente (giovani studenti) e il tema delle pensioni (anzianità), o magari un format comunicativo troppo frontale. Infine, il 6% di studenti che dichiara disinteresse o già possedere le informazioni suggerisce che una comunicazione più interattiva, con esempi concreti o simulazioni, potrebbe aumentare il coinvolgimento anche di chi parte già “freddo” o scettico.

2- In un futuro con meno lavoratori e più pensionati, chi dovrebbe sostenere il sistema?

  • 60,6%: Lo Stato con i proventi delle imposte
  • 38,4%: I lavoratori con i contributi che versano
  • 1 risposta: Le riforme porteranno equilibrio al sistema

Questi dati evidenziano un dato interessante e forse controintuitivo: la maggior parte dei ragazzi non crede più nel modello contributivo classico, quello in cui i lavoratori attivi finanziano le pensioni attraverso i propri versamenti.
Invece, il 60% immagina un futuro in cui lo Stato interviene direttamente attraverso la fiscalità generale. Questa scelta può derivare da una percezione realistica (o forse cinica) del futuro: i giovani vedono un mondo del lavoro instabile, con carriere discontinue e precarie, e quindi non si fidano della sostenibilità del sistema basato solo sui contributi. Il fatto che quasi nessuno indichi la fiducia nelle “riforme future” è un segnale di sfiducia nel sistema politico: i giovani sembrano meno inclini a credere che il problema verrà risolto dall’alto. Forse si aspettano un futuro in cui saranno loro stessi, come cittadini, a dover proporre nuove soluzioni.

3- È giusto che lo Stato raccolga le risorse dai giovani per pagare le pensioni?

  • 36,4%: Sì, per il principio di solidarietà tra le generazioni
  • 54,5%: No, ognuno dovrebbe pagarsi la propria pensione
  • 9,1%: Non lo so / non mi interessa

Questi sono forse i dati più significativi dell’intera rilevazione. A sorpresa (ma forse nemmeno troppo), la maggioranza assoluta dei rispondenti – oltre il 54% – rifiuta il principio di solidarietà intergenerazionale, base del sistema previdenziale italiano. Questa risposta segnala un cambiamento culturale profondo: si afferma l’idea che la pensione non debba essere un diritto garantito dallo Stato per tutti, ma un bene da conquistare individualmente. È un pensiero influenzato probabilmente da:

  • una narrazione meritocratica esasperata,
  • il timore di “non vedere mai” una pensione,
  • e la percezione che le generazioni precedenti abbiano ricevuto molto di più di quanto oggi venga promesso.

Tuttavia, un 36% che difende la solidarietà generazionale dimostra che una parte della classe studentesca mantiene un senso civico profondo, fondato sull’idea di una comunità in cui ciascuno contribuisce per il bene comune.

4 – Ti sembra giusto che l’importo della pensione dipenda dai contributi versati?

  • 87,9%: Sì, chi ha versato di più deve ricevere di più
  • 9,1%: No, dovrebbe dipendere dai bisogni dei pensionati
  • 3%: Non lo so / non mi interessa

Questo risultato è chiarissimo e rivela una visione marcatamente meritocratica da parte degli studenti: quasi 9 su 10 ritengono giusto che la pensione sia proporzionale ai contributi versati. In sostanza: “Hai lavorato e versato di più? Meriti di più”.
Questo atteggiamento è coerente con l’individualismo già emerso nella prima serie di grafici, dove la maggioranza si diceva contraria alla redistribuzione tra generazioni. È un indice di una cultura del “dare per avere”, in cui lo Stato è visto meno come garante universale e non più come amministratore di un patto individuale tra cittadino e sistema.

5- L’età pensionabile dovrebbe essere flessibile in base al tipo di carriera e agli anni lavorati?

  • 87,9%: Sì, chi ha fatto lavori più duri deve poter andare prima in pensione
  • 12,1%: No, l’età deve essere uguale per tutti

Questa visione sembra contraddire, almeno in parte, la risposta alla domanda precedente. Ma in realtà non è una contraddizione: i ragazzi sembrano dire “giusto essere premiati per quanto si è contribuito, ma bisogna anche considerare quanto si è sacrificato”. È una posizione equilibrata, che unisce etica del lavoro e giustizia sociale.
Anche qui il consenso è molto ampio. L’87,9% sostiene che non tutti i lavori sono uguali e che chi ha svolto mansioni più faticose, usuranti o precoci debba poter andare prima in pensione.
Questa risposta introduce un principio molto interessante: non tutto è meritocrazia matematica. I ragazzi riconoscono che esistono ineguaglianze strutturali nel mondo del lavoro, e che il sistema pensionistico deve tenerne conto.

6 – Sei favorevole a una pensione minima garantita per tutti?

  • 63,6%: Sì, per solidarietà e giustizia
  • 27,3%: No, se uno non ha mai lavorato non deve ricevere nulla
  • 6,1%: Sì, ma solo per chi ha davvero bisogno
  • 3%: No per stranieri/e con precedenti

Qui troviamo un’Italia giovane spaccata ma riflessiva. La maggioranza, quasi due terzi, è favorevole a una pensione minima garantita: un segnale di sensibilità verso i più deboli. È un’adesione a una visione del welfare come rete di sicurezza, che dovrebbe proteggere anche chi, per motivi vari, è rimasto fuori dal mondo del lavoro tradizionale. Ma un 27% rigetta questa idea: per loro senza contributi, niente pensione. È una posizione coerente con la fiducia nel principio meritocratico già emersa prima.
Interessante anche la piccola percentuale che pone condizioni all’accesso, esprimendo dubbi su chi riceve la pensione senza aver contribuito o ipotizzando filtri morali o etnici.
Interessante anche la piccola percentuale che pone condizioni all’accesso, esprimendo dubbi su chi riceve la pensione senza aver contribuito o ipotizzando filtri morali o etnici. È un segnale che merita attenzione, perché evidenzia come la questione previdenziale possa facilmente sovrapporsi a narrazioni sociali o mediatiche più ampie (insicurezza, immigrazione, “furbetti del sistema”).

7 – Preferiresti scegliere tu come investire i tuoi contributi pensionistici?

  • 72,7%: Sì, preferirei scegliere io
  • 15,2%: No, meglio che li gestisca lo Stato
  • 12,1%: Non lo so / non mi interessa

Il dato è netto: più di 7 studenti su 10 desiderano poter decidere in autonomia dove investire i propri contributi. Questo risultato segnala un alto grado di sfiducia nei confronti della gestione pubblica e una mentalità sempre più orientata alla personalizzazione e al controllo diretto delle risorse. Non si tratta solo di individualismo, ma anche di un atteggiamento consapevole verso il rischio e la pianificazione del futuro. È come se dicessero: “Se lo Stato non mi garantisce sicurezza, preferisco prendermela io”.

II. Un equilibrio instabile tra merito e solidarietà

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Questa seconda parte del questionario rafforza quanto già emerso nella prima:

  • Gli studenti credono nella giustizia contributiva: chi ha versato di più, deve ricevere di più.
  • Ma non mancano aperture verso la solidarietà: accettano la flessibilità pensionistica e, in parte, la pensione di cittadinanza.
  • Il senso civico è vivo, ma condizionato da paure e incertezze sul proprio futuro e su quello del sistema.

Possiamo concludere che, nel loro insieme, questi studenti dimostrano: un’ottima capacità di analisi del sistema, attenzione alle sfumature della giustizia sociale, e un orientamento verso il futuro realista, ma non fatalista.

8 – Ti trasferiresti in un altro paese per una pensione più alta?

  • 81,8%: Sì, lo farei
  • 6,1%: No, preferisco rimanere in Italia
  • 12,1%: Non lo so / non mi interessa

Questa risposta è potentissima. Quasi 9 studenti su 10 sono pronti a lasciare il paese per ottenere condizioni pensionistiche migliori.
Il messaggio è chiaro: il sistema italiano non convince, e il futuro viene immaginato senza confini. È una generazione mobile, globale, pronta a migrare per opportunità e benessere. La pensione non è più vista come qualcosa che arriva “a casa tua”: diventa parte di un progetto di vita internazionale.

9 – Come dovrebbe evolvere il sistema pensionistico per garantire equità tra le generazioni?

  • 42,4%: Solo pensione proporzionale ai contributi
  • 18,2%: Pensione minima garantita per tutti
  • 39,4%: Serve un equilibrio tra merito e aiuto a chi è in difficoltà

Qui emerge una visione più sfaccettata rispetto a quella rigidamente meritocratica vista prima. Anche se la maggioranza relativa resta favorevole alla logica contributiva pura (42,4%), ben quasi il 40% invoca una riforma mista, che premi chi versa di più ma senza abbandonare chi si trova in difficoltà. È come se i ragazzi dicessero: “Il merito è giusto, ma la società deve restare umana”.
Questa apertura al compromesso è un segnale positivo: non si cerca più solo giustizia individuale, ma si comincia a considerare il sistema nel suo insieme, tenendo conto delle sfide legate all’invecchiamento della popolazione e alla precarietà del lavoro giovanile.


Un ritratto generazionale

Alla luce di tutti i grafici analizzati, possiamo dire che questi studenti

  • Hanno acquisito consapevolezza sul funzionamento del sistema pensionistico grazie all’incontro con Elsa Fornero (72,7% afferma di aver imparato qualcosa).
  • Si mostrano meritocratici, ma non insensibili alla solidarietà.
  • Desiderano maggiore libertà di scelta e mostrano una forte inclinazione alla
  • mobilità internazionale.
  • Sono critici verso il sistema attuale, ma non rassegnati: vogliono riforme, giustizia, sostenibilità.
  • Esprimono un pensiero complesso e maturo, capace di tenere insieme esigenze personali e consapevolezza sociale.

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