A cura di Azaza Hanin, Casalini Giada, Er Rabbiay Soad, Robazza Elena, Isoardi Giampaolo e Daliposki Nermin
Cosa pensano i giovani dell’Unione Europea? È davvero percepita come un’organizzazione vicina ai cittadini, oppure rimane un’entità distante?
A queste domande ha provato a rispondere un sondaggio realizzato tra gli studenti di una scuola superiore, coinvolgendo due gruppi distinti: da un lato le classi del biennio (prime e seconde), dall’altro quelle del triennio (terze, quarte e quinte). Il confronto dei dati raccolti – ben 230 risposte totali – ci racconta una storia interessante, fatta di percezioni che cambiano con l’età e l’esperienza.

Un’Europa protagonista…o spettatrice del proprio destino?

La prima domanda posta agli studenti riguardava l’impatto dell’Unione Europea sulla vita personale. Il 43% degli studenti del triennio ritiene che l’UE abbia un effetto diretto sul quotidiano, attraverso leggi, opportunità di viaggio o lavoro. Nel biennio, solo il 25,7% è dello stesso parere. In compenso, quasi la metà dei più giovani (46,5%) dichiara di non sapere con certezza se l’Unione abbia un impatto concreto.
Questo primo dato ci dice molto: la consapevolezza dell’influenza europea cresce con l’età, forse anche grazie a un maggiore bagaglio culturale e a esperienze scolastiche e personali più strutturate.
Libertà di circolazione: il vantaggio più riconosciuto
Quando si tratta di elencare i benefici più importanti offerti dall’UE, biennio e triennio si trovano d’accordo su un punto: la libertà di circolazione tra i Paesi membri è in cima alla lista. La riconosce come vantaggio prioritario il 60,4% del biennio e il 69,8% del triennio.
Gli altri benefici – come le politiche per l’innovazione o la promozione dei diritti e della pace – vengono considerati secondari, in particolare dagli studenti più grandi, che forse li percepiscono come concetti più astratti o meno direttamente sperimentati.
Il riarmo dell’UE divide: i grandi sono più critici
Il tema del riarmo dell’Unione Europea si rivela particolarmente divisivo. Mentre nel biennio il 34% si dice favorevole a un rafforzamento militare dell’UE per aumentare la sicurezza, nel triennio la percentuale scende al 29,1%, e cresce il fronte dei contrari (43%), che preferirebbe investire nella diplomazia e nella cooperazione internazionale.
Un dato significativo, che mostra come l’approccio del triennio sia più riflessivo e critico, forse frutto di un’educazione civica più matura o di una maggiore sensibilità alle questioni geopolitiche.
L’Euro: una moneta per viaggiare
Quando si chiede agli studenti quale sia il principale vantaggio dell’uso della moneta unica, la risposta è sorprendentemente univoca: per entrambi i gruppi, l’Euro è soprattutto uno strumento che facilita viaggi e scambi commerciali.
Lo afferma il 64,6% degli studenti del biennio e il 64% di quelli del triennio.
Meno attenzione viene riservata agli aspetti più tecnici ed economici della moneta unica, come la stabilità finanziaria o la riduzione delle disparità tra Paesi membri.
Il dato conferma una tendenza già emersa su altri fronti: i giovani percepiscono l’Europa soprattutto quando ne sperimentano i benefici tangibili e personali – la possibilità di spostarsi con facilità, di partecipare a programmi di mobilità, di sentirsi parte di uno spazio comune. L’Unione resta dunque più un’esperienza che un concetto astratto.
Le sfide future dell’UE: triennio più attento al mondo

Guardando al futuro, le prospettive dei giovani europei divergono sensibilmente. Se per il 50% degli studenti del triennio la principale sfida per l’Unione Europea riguarda la gestione delle crisi globali – come migrazioni, sicurezza ed economia – il biennio mostra una visione più frammentata. Solo il 22,2% dei più giovani indica le crisi internazionali come prioritarie, mentre quasi un terzo si concentra su questioni interne, come le disuguaglianze e le politiche fiscali comuni.
Questa differenza di focus riflette una maggiore sensibilità del triennio verso gli scenari globali, probabilmente derivante dalla loro maggiore esposizione a notizie internazionali e dibattiti politici. Un’indicazione che suggerisce come i più grandi siano più pronti a riconoscere l’interconnessione tra le sfide locali e globali.
Opportunità per i giovani: fiducia, ma anche dubbi
L’Europa offre opportunità? Secondo molti studenti sì, ma non sempre in modo chiaro o accessibile. Alla domanda se l’Unione Europea rappresenti una fonte concreta di occasioni per i giovani, le risposte raccolte mostrano una visione sfumata ma significativa.
Il 41-43% degli intervistati – sia nel biennio che nel triennio – individua nei viaggi, negli scambi culturali e nella mobilità internazionale i principali benefici. Tuttavia, quasi la metà degli studenti segnala una difficoltà di accesso o una distribuzione diseguale delle opportunità.
Un dato che solleva interrogativi sulla capacità delle istituzioni europee di comunicare in modo chiaro ed efficace con le nuove generazioni. Rendere i programmi comunitari più comprensibili e alla portata di tutti resta una sfida ancora aperta.
Identità: italiani prima che europei
Alla domanda su come si percepiscano, la risposta degli studenti è netta: la maggioranza si riconosce prima come cittadini italiani che europei o globali. Nel biennio, il 62,5% si identifica principalmente con l’identità nazionale, una percentuale che scende leggermente al 58,1% nel triennio.

Solo uno studente su cinque si definisce innanzitutto cittadino europeo o del mondo. Tuttavia, tra i più grandi si intravede una timida apertura verso un’identità sovranazionale, segno che l’esperienza scolastica e la maggiore esposizione a temi europei iniziano a lasciare il segno, anche se il senso di appartenenza resta fortemente legato ai confini nazionali.
Erasmus: più noto tra i grandi
Il programma Erasmus, simbolo della mobilità giovanile e della cittadinanza europea, è conosciuto dal 62,8% degli studenti del triennio delle scuole superiori. Tuttavia, solo il 38,2% degli studenti del biennio è a conoscenza di Erasmus, e il 34,7% ne ha una conoscenza superficiale.
Questo evidenzia una discrepanza significativa nella consapevolezza del programma, suggerendo che le opportunità europee non sono abbastanza visibili nei primi anni delle scuole superiori. Per colmare questa lacuna, sarebbe utile intensificare le attività di orientamento e sensibilizzazione fin dal biennio. Migliorare la comunicazione su Erasmus e altre iniziative dell’Unione Europea potrebbe aiutare i giovani a comprendere meglio i vantaggi concreti della mobilità e a parteciparvi attivamente.
Un maggiore impegno nelle fasi iniziali del percorso scolastico potrebbe non solo accrescere la conoscenza di Erasmus, ma anche promuovere un interesse più ampio verso le opportunità europee.
Europa tra esperienza e consapevolezza: studenti più maturi, ma chiedono più informazione e accesso
I dati raccolti mostrano una crescente consapevolezza e spirito critico con l’avanzare del percorso scolastico. Se il biennio si approccia all’Unione Europea con curiosità ma anche incertezza, il triennio dimostra maggiore padronanza dei temi e una visione più articolata.
L’UE viene vista come una risorsa concreta soprattutto quando è legata a esperienze tangibili, come i viaggi, lo studio o il lavoro. Tuttavia, serve più informazione, più orientamento e più accessibilità, affinché l’Unione Europea non resti un concetto astratto, ma diventi parte viva della cittadinanza attiva.
