IIl 22 febbraio 2026 è stata portata a termine**, in Messico, un’operazione per catturare Nemesio Oseguera Cervantes, detto “El Mencho”, leader del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG). Il boss è deceduto per le ferite riportate in uno scontro a fuoco con le forze speciali dell’esercito messicano.

Il suo decesso ha scatenato una serie di violenze che nei giorni successivi hanno scosso il Paese, riportando alla luce una problematica cronica a cui il mondo sembrava essersi abituato: la potente influenza che queste organizzazioni criminali esercitano in Messico e all’estero. Infatti, il giorno seguente alla morte del leader, gli affiliati del CJNG hanno lanciato un’offensiva coordinata contro infrastrutture, veicoli, stazioni di servizio, agenti federali e persino un aeroporto. Gli attacchi sono avvenuti in oltre venti zone diverse del Paese, dimostrando quanto questa organizzazione sia ramificata e strutturata su tutto il territorio nazionale.

STORIA DI EL MENCHO

Nato e cresciuto in povertà, inizialmente si dedicò alla coltivazione di avocado. In seguito cominciò a fare il guardiano nelle piantagioni di marijuana, mentre negli anni successivi entrò illegalmente più volte negli Stati Uniti. Qui venne arrestato in varie occasioni per crimini legati al traffico di droga e scontò alcuni anni di carcere; una volta libero venne deportato in Messico all’età di 30 anni.

Qui, si unì alle forze di polizia per un breve periodo, per poi passare nelle file del Cartello di Milenio. Approfittando del vuoto di potere causato dalla morte del leader del cartello, El Mencho consolidò il proprio potere nell’organizzazione fino ad assumerne il controllo totale e a fondare il Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG). Sotto la sua leadership, l’influenza del gruppo crebbe in modo così aggressivo da essere considerato dalle autorità come il “nemico numero uno del Messico, superando per pericolosità persino il celebre Cartello di Sinaloa.

ORIGINI DEI CARTELLI

Nonostante la nascita dei cartelli risalga agli anni ’70 e ’80 per gestire il traffico di marijuana ed eroina verso gli Stati Uniti, le maggiori ondate di violenza si verificarono a partire dai primi anni ’90, a causa degli scontri interni tra le diverse organizzazioni criminali. La vera svolta avvenne però nel 2006, quando il governo decise di schierare le forze di sicurezza speciali e i militari per combattere direttamente i cartelli, che rischiavano di assumere il controllo totale del Messico. Da allora, la lotta contro queste organizzazioni ha visto aumentare esponenzialmente il numero delle vittime, influenzando drammaticamente, in modo diretto o indiretto, la vita di tutti i cittadini messicani.

Sotto un grafico degli omicidi in Messico ogni 100.000 abitanti:

L’aumento degli omicidi fu dovuto soprattutto alle faide interne tra le diverse fazioni, scatenate per il controllo del territorio, che finiscono inevitabilmente per coinvolgere l’intera società messicana. I cartelli, infatti, colpiscono direttamente i cittadini anche attraverso estorsioni e minacce continue.

EVENTI RECENTI

L’uccisione di “El Mencho” rappresenta uno dei risultati più significativi della strategia contro i cartelli avviata dalla Presidente Claudia Sheinbaum. A differenza del suo predecessore, Sheinbaum ha adottato un approccio più diretto per smantellare le reti del narcotraffico, spinta anche dalle forti pressioni del governo statunitense, che aveva individuato nei cartelli messicani la causa principale della crisi delle dipendenze negli USA. Solo durante il primo periodo del suo mandato, sono state arrestate oltre 35mila persone legate alla criminalità e sono stati smantellati quasi 1600 laboratori clandestini, segnando una netta svolta rispetto a quanto accadeva negli anni scorsi.

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